Che si stia entrando in un luogo particolare appare subito evidente, non appena varcata la soglia: sbirciando oltre le tende scure, levando lo sguardo al cielo, si intravede un soffitto molto alto che pare quasi la navata centrale di una chiesa. In realtà l’Almagià non è un edificio di culto, anche se per una schiera di appassionati di musica già lo sta diventando, bensì un ex magazzino dello zolfo, un edificio di archeologia industriale costruito alla fine dell’Ottocento e situato sulla darsena di città, nell’area del porto di Ravenna. Una volta al mese ospita Club Adriatico, una delle serate di musica elettronica che maggiormente si sta distinguendo nel Nord Italia, da quando ha aperto i battenti da un annetto a questa parte, in virtù della qualità ed originalità della proposta artistica: ricercata, raffinata e mai scontata o retromaniacale, anzi perfettamente aderente alla realtà in continua evoluzione dell’underground dance internazionale. Basti pensare che i curatori di Club Adriatico, per allestire la serata di sabato scorso, 15 novembre, non hanno esitato a pagare un volo andata e ritorno da New York a Joey Anderson, uno degli astri della nuova eccitante house d’oltreoceano, per vederlo all’opera all’Almagià.

Dicevamo, è un posto speciale: la riprova è che alla cassa ci si para innanzi nientepopodimeno che Marco Cavalcoli, superlativo attore della nota compagnia di teatro contemporaneo Fanny & Alexander, ammirato qualche anno fa come protagonista di “Him”, uno dei migliori lavori del gruppo ravennate. Qui lo ritroviamo temporaneamente nei panni di cassiere poiché l’Almagià è gestito da una cooperativa culturale di cui fa parte anche la sua compagnia. Chapeau. Siamo finalmente dentro: il salone centrale in cui si svolgono i live e i dj set è molto ampio ed arioso, l’esatto opposto di certi club angusti e claustrofobici, e la cura dei particolari della produzione si estende anche alla qualità dell’impianto audio, ottima, nonché al lavoro sobrio ma completo, efficace e pervasivo sull’illuminazione dello show. Il dj set di Joey Anderson è stato rimarchevole, assolutamente eclettico e sapiente nello spaziare con cognizione di causa ed eleganza da una suggestione all’altra, tra house e techno, con decise screziature ambient, psichedeliche e visionarie. Il suo nuovo album, “After Forever”, pubblicato dall’etichetta dell’olandese Dekmantel, uno dei migliori festival europei, è certamente una delle liete sorprese discografiche di quest’annata. Abbiamo intervistato Marco Molduzzi e Matteo Pit, due componenti chiave della direzione artistica di Club Adriatico: Molduzzi si occupa di organizzazione e produzione eventi per E production e lavora con Fanny & Alexander mentre Matteo Pit è produttore e ricercatore musicale e si occupa in prima persona anche degli aspetti comunicativi di Club Adriatico.

Com’è composta la cooperativa che gestisce l’Almagià? Come avete fatto a trovare e prendere in gestione questo splendido edificio?
M. MOLDUZZI: La E è una cooperativa culturale nata dell’unione di diverse compagnie di teatro e danza contemporanea (Fanny & Alexander, gruppo nanou, ErosAntEros e Menoventi). Il Comune di Ravenna, proprietario della struttura, nel 2009 ha voluto sottolineare la valenza culturale della location affidando la gestione del luogo prima a Fanny & Alexander e successivamente alla E, in sinergia con altre importanti realtà culturali della città, riunite nella Rete Almagià.

Qual è la vostra idea di clubbling? Quali sono i vostri modelli di riferimento a livello italiano ed internazionale?
M. MOLDUZZI: Nonostante il nome il nostro progetto di clubbing è molto più aperto e trasversale di quello di un club tradizionale, non si tratta di una serata settimanale ma di un appuntamento mensile che si inserisce in una location con un programma artistico e culturale molto diversificato (teatro, danza, mostre, incontri eccetera). Non escludiamo che in futuro il progetto si sviluppi anche in altri luoghi ed in direzioni nuove ed inaspettate.

Qual è la specificità del vostro percorso e l’idea artistica che muove il Club Adriatico? Sentite di avere già un’impronta distintiva che vi identifica?
M. PIT: Il percorso artistico di Club Adriatico cerca di analizzare le varie evoluzioni della musica dance underground portando tutto lo spettro delle diverse temperature di cui oggi si compone. Un tratto distintivo del progetto è una forte cura degli aspetti comunicativi.

Come si fa in Italia a portare avanti un progetto di qualità ma al contempo remunerativo ed economicamente sostenibile? E’ possibile secondo la vostra esperienza mantenere una certa autonomia ed integrità artistica in questo ambito oppure è necessario scendere a compromessi?
M. MOLDUZZI: La E production opera come una realtà no profit per cui l’obiettivo di tutte le sue attività, compreso Club Adriatico, non è la remunerazione di un investimento, non è un profitto, ma è il pareggio del bilancio. Questa situazione ovviamente ci pone nelle condizioni di poter sviluppare il progetto con una maggiore libertà e radicalità nelle scelte artistiche, puntando su di una programmazione più trasversale di quella che potrebbe fare un soggetto orientato al profitto.

Com’è il pubblico che viene alle vostre serate? La vostra collocazione in provincia, a vostro parere, vi ha dato per ora più problemi od opportunità? Come vi rapportate con le altre realtà di un’area con una storia musicale fortemente connotata ma anche ricca di interessanti specificità come la Riviera Romagnola?
M. MOLDUZZI: Il pubblico è per certi versi uno degli aspetti più belli e sorprendenti. Raccogliamo persone di diverse età, giovanissimi e adulti, con una grande varietà di background e provenienze sociali e geografiche unite dalla curiosità e dalla voglia di ballare. La provincia a volte può dare grandi soddisfazioni perché ci si può muovere in terreni in qualche modo più vergini, più ricettivi. Ravenna, che da decenni non aveva un ruolo nella geografia del clubbing in ambito elettronico, oggi si scopre curiosa e pronta a partecipare a questa nostra piccola avventura. La Riviera romagnola nel suo complesso ha fatto la storia del clubbing italiano e non siamo certo noi a scoprirlo ora. Anche oggi si dimostra un’area ricca di idee e di proposte che ci auguriamo possano ulteriormente svilupparsi.

Facciamo un primo bilancio delle vostre attività. Parliamo delle serate che avete organizzato sinora: quali artisti avete portato e quali sono state le più grandi soddisfazioni? Che cosa ci dobbiamo attendere dal futuro di Club Adriatico? So che Abdulla Rashim, ad esempio, è un nome piuttosto atteso dagli appassionati…
M. PIT: Un aspetto che ci soddisfa è quello di avere creato uno spazio adeguato e protetto, anche dal punto di vista tecnico, per ospitare giovani artisti italiani di assoluto valore come già è stato per Herva, OOBE, One Circle, Dave Saved, Weightausend e la nostra resident Hazina (Petit Singe). Abbiamo presentato Rodhad, Joey Anderson e Florian Kupfer, solo per citarne alcuni; ora siamo in attesa di Abdulla Rashim e a gennaio M.E.S.H., dalla Pan, e DJ Richard, fondatore dell’etichetta White Material, uno dei più talentuosi giovani dj in circolazione.

Ravenna non sarà capitale europea della cultura 2019. Vi crea dei problemi questa decisione? Avevate fatto affidamento sulle opportunità che avrebbe potuto aprire per voi?
M. MOLDUZZI: La suggestione di Ravenna2019 è stata un forte stimolo per le persone più giovani e per chi come noi si occupa di arte e cultura. Ora il rischio è quello di una caduta di energia. Da parte nostra stiamo già pensando a un nuovo progetto per maggio 2015.