Settecento manifestanti anti-Mubarak stanno marciando verso piazza Tahrir per protestare contro la sentenza della Corte d’Assise del Cairo che, il 29 novembre, ha prosciolto l’ex rais egiziano, Hosni Mubarak, dall’accusa di aver ordinato l’uccisione di 239 manifestanti durante le rivolte della “Primavera Araba” del 2011. I manifestanti si sono diretti verso la piazza simbolo della rivoluzione che ha portato alle dimissioni dell’ex presidente, sfidando la polizia schierata in tenuta antisommossa e che ha usato lacrimogeni per disperdere la folla.

La sentenza di sabato ha stabilito che l’ex rais, per 30 anni Capo di Stato dell’Egitto, non doveva essere processato per le morti durante gli scontri del 2011. Una sentenza che da alcuni è stata definita “morbida” proprio per evitare un inasprimento del clima all’interno del Paese, ma che ha comunque provocato la reazione degli anti-Mubarak. Insieme all’ex presidente, assolto anche per le accuse di corruzione riguardo a un caso di vendita di gas a Israele e per tangenti, sono state respinte anche le imputazioni all’ex ministro dell’Interno, Habib al-Adli, e a sei agenti dei servizi segreti egiziani.

“Finalmente il verdetto ha provato che non ho commesso reati. Me l’aspettavo, avevo fiducia in Dio e nella mia innocenza: non ho mai dato l’ordine di uccidere i manifestanti. Assolutamente no”, ha commentato l’ex rais 86enne, mentre il suo avvocato, Hossam Bahgat, fa sapere che il rinvio a processo era dovuto a un “errore tecnico” da parte della procura: “Il nostro sistema giudiziario – ha detto – ha agito rapidamente per ristabilirli (i diritti dell’ex rais, ndr), come fa per tutti gli altri egiziani. Il giudice ha deciso che l’accusa per la morte dei manifestanti era tecnicamente inammissibile: la procura ha infatti tecnicamente sbagliato ad accusare Mubarak tre mesi dopo la sua cacciata, perché non c’erano le basi per un processo penale”.