Le piccole e medie imprese faticano a trovare capitali mentre le comunità e le economie locali sono in difficoltà e si spopolano progressivamente. Il sistema finanziario soffre la crisi e non sembra riuscire ad impattare positivamente la recessione economica. A soffrirne sono soprattutto le piccole e medie imprese. Nel 2012 hanno chiuso circa 365mila Pmi, mille al giorno, divorate dalla burocrazia o dal mancato credito. Un anno nero, il peggiore dall’avvento della crisi finanziaria globale del 2009. Nel 2013 solo al Sud sono stati dichiarati 537 fallimenti al giorno, per una perdita di circa 600mila posti di lavoro e un calo complessivo del Pil pari a 47,7 miliardi di euro.

Se innovazione e ricerca boccheggiano per gli scarsi investimenti, se gli sforzi riformativi del governo e le nuove abitudini dei consumatori non bastano a supportare le piccole e medie imprese, perché non puntare sulla coesione delle comunità per rilanciare e aumentare la resilienza socio-economica del territorio? Perché non partire dal ridipingere i sistemi finanziari locali e di microcredito? Non parliamo di un comune circuito di credito finanziario, ne di una donazione o di un semplice investimento, ma di un sistema che permette la raccolta di capitali direttamente all’interno della comunità sotto forma di piccoli prestiti. Quella che pare una semplice idea si è in realtà rivelata una pratica più che efficace di far circolare moneta e solidarietà localmente, senza costi e interessi.

Non solo mangiare e comprare locale dunque, ma anche investire locale. Community Sourced Capital (Csc) è un nuovo modello finanziario che offre la possibilità alle realtà locali di supportare maggiormente le imprese e i progetti a cui più tengono. Si prefigura quindi come un’alternativa resiliente, capace di rendere il microcredito più flessibile, diretto e trasparente, come una sorta di Grameen Bank virtuale ma gestita dalla comunità. In un solo anno oltre 3000 persone hanno già finanziato oltre mezzo milione di euro di capitali per trentotto Pmi in sei diversi stati americani. Il loro motto è: “Finanzia il mondo in cui vuoi vivere”.

Chiunque può prendere parte nel finanziare un’impresa acquistando ciò che viene chiamato uno Square (quadrato). Gli Square sono piccoli semplici prestiti che agiscono con la formula del 50 e 50, cioè 50 dollari prestati equivalgono a 50 restituiti. Una volta ottenuto uno Square si entra a far parte della rete degli squareholders e si viene costantemente aggiornati sulla situazione del proprio prestito, con la possibilità di ricevere indietro o reinvestire il proprio denaro mensilmente. Le Pmi ripagano i debiti con una percentuale prestabilita del proprio incasso e se un’impresa è lenta con i pagamenti gli stessi squareholders e la rete saranno stimolati a incoraggiare i loro conoscenti a comprare in quel determinato negozio, incentivando un processo virtuoso. In poche parole, Community Sourced Capital ti connette con persone che vogliono vedere il tuo business avere successo.

Il primo prestito è stato di circa tremila dollari, finanziati da trentuno squareholders con una media di 100 dollari a testa. Da allora son stati fatti numerosi passi avanti e l’ultimo prestito è ammontato ad un totale di 47mila dollari. Il più grande problema riscontrato dal progetto è stato spesso causato dalla relativa grandezza o ricchezza delle comunità, più o meno capaci di portare avanti l’iniziativa. Per questo motivo Csc collabora non solo con reti di commercianti locali ma anche con istituti finanziari come Craft3, che assecondano lo spirito resiliente del progetto. Si parte da una semplice ipotesi: i debitori hanno maggiori opportunità di avere successo se circondati da una comunità che li supporta? Sono più inclini a ripagare il debito se conoscono le persone che hanno provvisto loro il capitale? Il totale del prestito viene diviso a metà tra Csc e Craft3, il capitale comunitario coincide dunque con il capitale fornito dal partner finanziario. Sul loro sito potete direttamente metterli in contatto con la vostra comunità.

I sistemi acquistano resilienza quando le persone iniziano a sfidarli e a chiedersi quale sia il loro proposito. Il primo passo è rendersi conto di come il presupposto principale per un sistema finanziario resiliente è di muovere capitali tra piccole imprese che hanno in mente di utilizzarlo in maniera responsabile e sostenibile. Se possiamo sfruttare la voce di una comunità per dare potere a tale proposito, allora si prefigura un buon inizio per la creazione di un sistema finanziario olistico in cui ognuno possa partecipare attivamente.

di Gian Luca Atzori