Proseguono le indagini degli investigatori sull’omicidio di Elena Ceste. A dieci mesi dalla scomparsa della madre di quattro figli, e a poco più di uno dal ritrovamento del suo cadavere nelle campagne astigiane, i carabinieri sono tornati nella villetta a due piani. Una “ispezione” tecnica, disposta dal pm Laura Deodato, a cui ha fatto seguito un nuovo colloquio con Michele Buoninconti. L’uomo, che la procura di Asti ha indagato come “atto dovuto” ipotizzando il reato di omicidio volontario, è visibilmente dimagrito, ma – come lo descrivono i suoi legali, Chiara Girola e Alberto Masoero – “fiducioso, tranquillo e sereno”.

Per alcune ore, almeno tre, gli investigatori dell’Arma hanno ricostruito per l’ennesima volta quel 24 gennaio io cui la donna, 37 anni, scomparve da casa. “Mi aveva detto che non si sentiva bene e mi aveva chiesto che andassi a prendere i ragazzi a scuola”, ha riferito a suo tempo il marito, vigile del fuoco ad Alba, che lo stesso giorno ne denunciò la scomparsa. Da casa, Elena non aveva preso nulla, nemmeno il telefonino cellulare e la giacca. E l’auto era rimasta parcheggiata in cortile. I carabinieri hanno ripetuto gli ultimi movimenti in casa della vittima, inghiottita nel nulla fino al ritrovamento del suo cadavere in un canale di scolo. L’hanno cercata per mesi, alimentando la speranza con preghiere e fiaccolate. E lei era lì, a meno di due chilometri da casa, tra la ferrovia e il fiume Tanaro. Senza vita, il corpo seminudo, in avanzato stato di decomposizione. 

Gli esami autoptici hanno escluso “segni evidenti di ferite” ma si attendono i risultati degli ulteriori accertamenti effettuati sul cadavere. Un lavoro lungo e complesso, come quello degli investigatori che hanno continuato le indagini nel massimo riserbo.
Lo scorso 19 novembre, i genitori di Elena Ceste e il cognato sono stati per quasi sette ore nella caserma dei carabinieri di Asti, che hanno raccolto la loro denuncia contro i media. Troppa pressione mediatica, hanno detto, con i continui appostamenti delle telecamere davanti a casa. Alla riservatezza punta anche l’ultimo appello dei legali di Buoninconti. La loro linea difensiva, hanno spiegato, è “volutamente silenziosa, così come impongono precise regole deontologiche”. Tanto più che, ricordano, “la difesa tecnica si estrinseca all’interno di un processo attualmente inesistente e non nei vari salotti televisivi”.