Pioggia a scroscio su Roma e gocce di note de “La musica provata” di Erri De Luca (inondate le classifiche dei primi posti al cocktail letterario allo Splendor Parthenpes, anfitrione Luca D’Angelo). Mentre le librerie chiudono, Luca ha inaugurato 800 metri quadrati di bistrot littéraire dove si respira quell’aria d’intelletto-chic con Carmen Moravia, Giuseppe Scaraffia, Guya Sospisio. I libri si vendono meno in libreria e più nei posti meno deputati, come nella boutique da Ermanno Scervino che il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza sulla Donna, ha invitato a discutere de “Il sacrificio di Eva Izsak” un gruppetto di dame fiorentine. Per un pelo non ci finiva dentro anche Lady Renzi, testimonial involontaria del brand, perché “Non esiste lusso senza cultura”.

Hanno uso di mondo e di vita Titty (D’Attoma) & Flavia (Alfano) che in un negozio delle cucine Miele hanno presentato “Le miscele naturali” (Vallardi) per sperimentare ricette difensive. Un manuale di etichetta domestica farcito di rimedi per tutti i giorni, come fare il “lifting” ai cuscini, fare lo “scrub” alla vasca da bagno o grattugiare il sapone di Marsiglia. Sorrisino ironico e, per la presentazione del loro know how, si sono subite  adeguate alla crociata antibovino, servendo solo cous cous vegetariano.

“Ho scoperto che un atleta non ha bisogno di proteine animali per essere un atleta di successo. Ne è prova che il mio migliore anno nelle competizioni di atletica leggera di Carl Lewis sia stato quando si è convertito al veganismo”, parola Elio Fiorucci. Lo stilista, che come animale domestico ha adottato un coniglio, si è convertito al “crudismo” e mangia solo quello che mangia la bestiola: carote e insalate. “A convincermi è stato Umberto Veronesi. Mi disse “Guardati i denti che hai e guarda quelli dei predatori. Quali sono più più adatti a mangiare carne? Non certo i nostri. Allora l’uomo, da primate evoluto, si è procurato i mezzi per uccidere l’animale”. Veronesi sostiene che il nutrirsi di carne sia contro natura e che, inoltre, ingerire pezzi di cadaveri di bovini, ovini, suini e pollame imbottiti di antibiotici e ormoni sia un cocktail letale.

A passo leggero” (Bompiani) lo regalo a Natale, perché concordo con ogni massima di Cristina Gabetti, scrittrice bio dal costante impegno per una vita più sostenibile e faccio bella figura. È un titolo che le si adegua, occhio azzurro e limpido e bellezza senza età, Cristina non è apocalittica (come Veronesi), né integralista. Enuncia che la gentilezza funziona meglio della forza, il pensiero positivo riuscirà ad alzare l’indice di felicità, oggi ai minimi storici. Bene. Attenzione a quanto usiamo il web e a quanto ne veniamo usati. Stare nella rete sì, ma come pescetti intelligenti. Benissimo. Un libro destinato ad avere vita lunga. Sarà presentato il 4 dicembre al Quartiere Intelligente per la rigenerazione urbana della area di Montesanto. E’ la smart city sognata da Cristina Di Stasio per salvare fette di Napoli antica dal degrado.

“Ci sono penne e penne (quelle che scrivono e quelle da mangiare)”. La butta lì Giandomenico Dimarzio, ideatore insieme a Fabiana Piantieri di “Chef for people“, cioè cuochi per caso. Ai fornelli della trattoria “Nun è peccato” di via dell’Orso scrittori si improvvisano chef con paccheri ripieni e pastiera napoletana ( mica pizza e fichi!). Il ricavato delle squisitezze è stato devoluto a “Muindi, Semi di Sorriso” per l’infanzia in Mozambico.

All’abbuffata di parole segue lo sciopero della scrittura di una saggia scrittrice amica: “Scrivono in tanti, me ne sto zitta per un po’”. Madrina ideale della “Libreria del mondo offeso”. E parafrasando Massimo Troisi, Erri De Luca, allarga le braccia: “Siete in tanti a scrivere, io uno solo a leggere”.
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