A decidere per l’arresto dei parlamentari sia la Consulta e non più il Parlamento. A proporlo è un emendamento di Enzo Lattuca (Pd) al ddl riforme in discussione in prima commissione a Montecitorio. “La Camera”, ha detto il deputato a ilfattoquotidiano.it, “come è giusto, non ha la serenità per decidere se c’è o meno il fumus persecutionis. Nelle ultime occasioni ha sempre concesso l’autorizzazione all’arresto. Questo perché una scelta diversa verrebbe vista, anche se fondata, come la difesa di un privilegio. Invece il ricorso ad un organo terzo garantirebbe l’autonomia del potere politico rispetto a quello giudiziario”. Secondo il deputato quindi, la richiesta sarebbe motivata dal fatto che per garantire la separazione dei poteri non dovrebbero essere i colleghi a stabilire se c’è un intento persecutorio da parte della magistratura.

L’emendamento vorrebbe intervenire sull’articolo 68 della Costituzione stabilendo che l’arresto o la perquisizione dei parlamentari non possa essere eseguita “senza autorizzazione della Corte Costituzionale” e non più della Camera di appartenenza. Già due emendamenti simili (di Pd e Scelta Civica) erano stati presentati in Senato durante la discussione a luglio scorso, ma erano poi stati ritirati. Oggi la proposta di Lattuca è stata ritenuta ammissibile insieme agli altri 1157 emendamenti presentati (ne sono stati esclusi 17). Il voto sulle modifiche comincerà la prossima settimana e il testo, come deciso dalla riunione dei capigruppo, dovrà arrivare in Aula il 16 dicembre prossimo.

I casi più recenti affrontati dal Parlamento sono stati quelli del deputato Pd Francantonio Genovese, del deputato di Forza Italia Alfonso Papa e del deputato dell’ex Popolo della libertà Nicola CosentinoCon la riforma del 1993 è stato stabilito che i parlamentari possano essere indagati senza chiedere l’autorizzazione delle Camere, cioè è stata abolita l’autorizzazione a procedere. E’ rimasta però la richiesta per quanto riguarda l’arresto: è necessario chiedere il via libera della Camera di appartenenza del senatore o del deputato. La Costituzione oggi prevede che senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza: “Nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna”. L’autorizzazione della Camera viene richiesta anche “per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza”.