Il medico siciliano di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma e affetto da Ebola ha superato bene la prima giornata di cure con il trattamento sperimentale. “Il paziente si sente bene, nonostante lo stato febbrile. È autonomo, cammina ed è psicologicamente forte“. A farlo sapere sono i medici dell’Istituto nazionale per le malattie infettive dove il medico è stato trasportato martedì 25 novembre dopo aver contratto il virus in Sierra Leone. Il paziente “sta rispondendo bene alla terapia e non presenta nuovi sintomi né segni emorragici”, tanto che le sue condizioni possono essere definite “stabili”, ha detto il direttore scientifico Giuseppe Ippolito, aggiungendo che la durata del ciclo terapeutico arriverà “fino a due settimane”.

Il paziente, che questa mattina aveva una temperatura corporea di 38,5 gradi, è monitorato per la funzionalità cardiaca, epatica e renale per identificare l’eventuale comparsa di effetti avversi al trattamento farmacologico sperimentale. Ippolito ha poi ribadito che il personale sanitario che ha in cura il medico di Emergency non rappresenta “un rischio maggiore per la comunità”. L’equipe medica di trenta persone che segue il dottore ricoverato “segue rigide procedure di sicurezza”, ha continuato Ippolito, sottolineando che la scelta di utilizzare “personale dedicato, ovvero che si occuperà esclusivamente del paziente affetto da Ebola è stata fatta anche per ridurre l’impatto psicologico relativo a questo compito”. “Ciò non significa – ha concluso il direttore scientifico – che gli incidenti non si possano verificare, ma vi è il massimo livello di attenzione”.

Per curare il medico, l’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato “in via straordinaria ed eccezionale sei farmaci” sperimentali per il trattamento dell’Ebola, “che i medici dello Spallanzani decideranno se e come utilizzare”, ha detto il direttore dell’agenzia Luca Pani. Della lista fa parte sicuramente ZMapp, il siero sperimentale (solo una settimana fa dichiarato realmente efficace nella lotta contro il virus) che è stato somministrato a sette malati colpiti da Ebola, di cui cinque guariti. Quella che l’Oms considera più promettente è invece la terapia con plasma o sangue di persone guarite, e che quindi hanno in circolo gli anticorpi contro il virus. Anche in questo caso si è certi del suo utilizzo su alcuni dei pazienti statunitensi.