Livorno, una delle città “più in crisi d’Italia” si è fermata: al corteo dello sciopero generale cittadino di 3 ore indetto da Cgil, Cisl e Uil per chiedere sviluppo e occupazione hanno infatti aderito migliaia di lavoratori (“oltre 6mila” sostengono i sindacati). La “fame” di lavoro aumenta (“in poco tempo persi 20mila posti” dicono dalla Regione) così come la voglia di mobilitazione: soltanto lo scorso 15 novembre il “Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi” aveva organizzato un corteo a cui poi hanno partecipato in 3mila. Lo scontento di una parte dei lavoratori si è scatenata al termine della manifestazione quando a prender la parola dal palco allestito in piazza del Luogo Pio è stato il presidente della Regione Enrico Rossi. Fischi, urla e inviti espliciti a andarsene: “Non saranno le vostre grida a farmi scendere – ha gridato Rossi – dovrete rimuovermi con la forza”. Il discorso del presidente, durato circa una ventina di minuti, è stato spesso interrotto dal rumore assordante di trombette da stadio: “Quando una fabbrica è in crisi la Regione c’è sempre stata – ha rivendicato con forza Rossi – e continuerà a farlo”. Secondo alcuni sindacalisti i “contestatori” apparterrebbero in realtà a “frange politiche estremiste”.

I tre sindacati nei giorni scorsi erano stati accusati di aver strumentalizzato l’iniziativa a fini politici. Unicobas, Usb e Coordinamento dei lavoratori livornesi hanno puntato il dito contro la piattaforma rivendicativa a sostegno dello sciopero, piattaforma – viene sottolineato polemicamente – che ha incassato il sostegno anche di Confindustria, Lega Coop e Spedimar. Critiche rispedite al mittente: “Nessuna strumentalizzazione. E poi oltre alla protesta servono le proposte” ha controbattuto il segretario provinciale Cgil Maurizio Strazzullo. “Il nostro palco era aperto al contributo di tutti – aggiunge – non ho però visto alcun esponente dell’amministrazione grillina”. Il riferimento è al sindaco di Livorno Filippo Nogarin che però era impegnato a Roma per la vertenza Trw ma sul palco non c’era nemmeno nessuno degli assessori della giunta M5s. Lo stesso Rossi ha punzecchiato: “Io ci sono, ci sto mettendo la faccia. Altri no”.

Nogarin replicherà su facebook: “Nella campagna elettorale permanente che viviamo, quello che doveva essere (e non è stato) uno sciopero generale cittadino diviene invece una ghiotta occasione per fare propaganda elettorale”. E aggiunge: “Oggi Rossi è stato fischiato e non trova niente di meglio che tirarmi in ballo quando io oggi stesso sono in viaggio per Roma per partecipare all’ennesimo tavolo per Trw presso il Mise”.

Non è però colpa soprattutto di Pd, Ds e Pds – per decenni alla guida della città – se Livorno si trova coinvolta in questa grave crisi? “La questione non può esser ridotta in questi termini – ha risposto a margine del corteo l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini – Livorno si è sviluppata soprattutto grazie alle partecipazioni statali e alla componentistica: i problemi nascono perchè non possiamo più contare esclusivamente su questi settori”. Alla manifestazione hanno partecipato sia lavoratori del settore privato che di quello pubblico ma anche pensionati: “Adesione massiccia” secondo il segretario provinciale della Cgil Funzione Pubblica Giovanni Golino sottolineando ad esempio la partecipazione di dipendenti di Comune, Provincia, Aamps (rifiuti), Camera di commercio e Agenzia delle entrate. Presente anche una delegazione di sindacalisti provenienti da Carrara e Pisa.

La Cgil: “Renzi ascolti questi lavoratori: serve un accordo di programma incentrato sul porto”

Durante il passaggio del corteo molte saracinesche dei negozi si sono abbassate in segno di solidarietà. Sul palco hanno preso la parola i lavoratori della raffineria Eni (“l’azienda prenda impegni e ci garantisca un futuro” dichiara Andrea Meoni), degli operatori ecologici della Cooplat (“Nogarin rispetti gli impegni presi” attacca Lara Braccini), del call center PeopleCare (“siamo in 360 e a maggio rischiamo di perdere il posto” spiega Tamara Garbuglia), Trw (“la multinazionale ci sta rubando il futuro” accusa Alessandro Meini) e Mtm (“da 850 siamo rimasti in 108 e ora lo stabilimento è chiuso” ricorda Veronica Mancini). Nel mirino di alcuni operai soprattutto il premier Matteo Renzi: “Ormai va a braccetto con Marchionne”. La manifestazione si è conclusa con l’intervento (anche a nome di Cisl e Uil) del segretario regionale Cgil Alessio Gramolati: “Renzi ascolti questi lavoratori. Serve un accordo di programma incentrato sul porto”.