E’ ancora bufera sulla Rai. Mentre il governo studia in tutta fretta una riforma del servizio pubblico incentrata su inserimento del canone nella bolletta elettrica o nella dichiarazione dei redditi, sfoltimento del consiglio di amministrazione e maggiore autonomia dalla politica, dal presidente grillino della Vigilanza Roberto Fico arriva l’altolà. E la ex consigliera Luisa Todini, dimessasi la settimana scorsa perché in disaccordo con il ricorso contro l’esecutivo per il taglio di 150 milioni, soffia sul fuoco delle polemiche attaccando i giornalisti che “amano essere seduti sulle proprie sedie per esercitare il potere” e per questo fanno resistenza al cambiamento.

Fico, intervistato da Repubblica, boccia la discussa idea del canone in bolletta bollandola come “uno spot elettorale“: facendolo pagare a tutti (e eliminando così un’evasione che sfiora i 600 milioni di euro l’anno) sarebbe possibile portarlo a un livello medio di 60 euro contro gli attuali 113, e Renzi, sapendo che è la “tassa più odiata“, vuole poter “dire di averla dimezzata“. No su tutta la linea anche alla scelta dei consiglieri da una rosa di nomi indicata da soggetti autonomi dalla politica, come la Conferenza Stato-regioni, l’Autorità garante delle comunicazioni, la Corte costituzionale e i presidenti delle Camere: “Una lottizzazione“, solo un più “soft”, è il verdetti del presidente della Vigilanza. Che ritiene necessaria una riforma, ma non a colpi di disegni di legge governativi: “La legge non deve essere di impulso governativo, ma parlamentare. È la strada costituzionalmente più corretta. L’indipendenza dal potere partitico è uno dei motivi per cui i cittadini pagano il canone”. Per questo “i deputati del M5S presenteranno un ddl per trasformare davvero viale Mazzini”.

Il testo, che dovrebbe essere pronto per metà dicembre, dovrebbe prevedere un cda con meno membri e un direttore generale più “simile” all’amministratore delegato di una società privata. Proposte, queste, molto simili a quelle contenute nel piano dell’esecutivo. Non ci sarà più, però, la riforma del canone. Avanti invece con il ricorso contro i tagli, perché la Rai deve sì “fare sacrifici” ma “tagliando appalti esterni sfavorevoli” e “facendo lavorare i 13mila dipendenti”.

Lo stesso presidente del Pd, Matteo Orfini, parlando con il quotidiano di Largo Fochetti ribadisce l’urgenza di una riforma con l’obiettivo di “sottrarre la Rai alla gestione di un cda diventato un parlamentino permanentemente riunito” ma apre all’intervento del Parlamento. Purché sia rapido e le nuove norme entrino in vigore entromaggio, quando scade l’attuale cda guidato dal dg Luigi Gubitosi: “Il ddl governativo consente una calendarizzazione più celere”, ma “se si rispetta questa esigenza dei tempi, va bene anche una legge di iniziativa parlamentare”. Quanto alle ipotesi del canone inserito bolletta o nella dichiarazione ai fini Irpef, Orfini sottolinea che entrambe “produrrebbero una forte diminuzione del canone, recuperando dall’evasione e magari permettendo di esentare le fasce più deboli. Il tutto si risolverebbe in un vantaggio per l’azienda e per i cittadini”. Ma contro il collegamento tra imposta per il servizio pubblico e utenze elettriche è già arrivata la presa di posizione di Assoelettrica e dell’Autorità per l’energia, il cui presidente Guido Bortoni ha parlato di “modalità impropria di riscossione e di difficile applicazione”.