Il segreto per vincere più medaglie olimpiche? Coltivare la parità di genere. È questa la conclusione di uno studio della University of British Columbia che ha incrociato il numero di medaglie vinte da 121 paesi durante le Olimpiadi di Londra 2012 e Sochi 2014 con il Global Gender Gap Report 2013, che stabilisce quali sono i paesi più attenti all’uguaglianza tra i sessi. I dati raccolti su reddito, popolazione e istruzione dimostrano che i paesi in cui le differenze tra uomo e donna sono meno accentuate (soprattutto in ambito educativo) salgono sul podio più spesso.

Sono sempre le nazioni con più integrazione tra uomini e donne a raggiungere i gradini più alti del podio

Una vittoria che vale il doppio. Lo studio, infatti, conferma che nel caso sportivo sia gli uomini che le donne sono avvantaggiati dalla parità di genere. Gli stereotipi, così duri a morire, si rivelano ancora una volta un limite per entrambi i sessi. Se le donne salgono sul podio, non significa che non ci sia posto anche per gli uomini: “Spesso i paesi con una cultura mascolina sono convinti che sia preferibile concentrarsi solo su sport virili, ma la ricerca finalmente smentisce questo cliché”, ha ricordato Jennifer Berdahl, autrice dello studio. Inizialmente gli esperti si sono concentrati soltanto sui risultati delle Olimpiadi di Sochi 2014, ma per non favorire i paesi del Nord, più competitivi negli sport invernali e più rispettosi della parità di genere, hanno deciso di includere nella ricerca anche le medaglie di Londra 2012. E il risultato non cambia: sono sempre le nazioni con più integrazione tra uomini e donne a raggiungere i gradini più alti del podio.

Naturalmente ci sono anche altre variabili che incidono sul successo olimpico: densità di popolazione, latitudine, disparità di reddito. Ma lo staff della Berdahl ha scoperto che sono le disuguaglianze economiche a pesare di più: nei paesi in cui c’è maggior divario nel salario tra maschi e femmine, si conquistano meno medaglie. “Subito dopo l’aspetto economico, l’indice più significativo nel successo olimpico di una nazione è la parità di genere”, ha sottolineato Berdahl. Ma come dimostra lo studio, per superare le disuguaglianze tra i sessi bisogna ripartire dall’istruzione, che svolge un ruolo fondamentale nel processo di crescita.

“Subito dopo l’aspetto economico, l’indice più significativo nel successo olimpico di una nazione è la parità di genere”

Pensiamo agli Stati Uniti, al 23esimo posto nel Global Gender Gap 2013 e primi nel settore educativo: quest’attenzione gli ha permesso di conquistare il primo posto nel medagliere di Londra 2012 con 104 vittorie. Gran parte del contributo, tuttavia, arriva dalle donne; i numeri parlano di 65 podi nelle discipline femminili contro i 39 di quelle maschili. Discorso diverso per l’Italia, arrivata ottava nel medagliere, ma ancora lontana dall’agognata parità di genere. Il Global Gender Gap 2013 ci ha relegato al 71esimo posto e la colpa risiede perlopiù nelle differenze salariali tra uomini e donne. Sul fronte dell’educazione le cose vanno leggermente meglio, ma c’è ancora molto da fare. Basta guardare alle 28 medaglie conquistate a Londra: 21 podi per i maschi contro i 7 conquistati dalle sportive. Spesso, infatti, liberarsi dallo stereotipo dell’atleta virile non è così semplice: “Nelle società in cui i ruoli di genere sono più rigidi – ha spiegato Berdahl,– le donne e gli uomini meno mascolini vengono subito messi da parte”. Ma spesso questa non si rivela una scelta azzeccata: “Quando c’è più uguaglianza il livello delle prestazioni sportive migliora per tutti – ha aggiunto –. Il successo olimpico è un esempio di come intere società possono beneficiare di una maggiore parità tra i sessi”.