Ho letto l’intervista che ha rilasciato Gianrico Carofiglio a il Fatto Quotidiano: “Io e Guerrieri tra librerie, Pd e la mia Bari”. Magistrato, scrittore, è stato senatore del Pd dal 2008 al 2013.

All’epoca della candidatura per il partito democratico, i suoi romanzi, che avevano come protagonista l’avvocato Guido Guerrieri, avevano già venduto milioni di copie. Carofiglio era già un volto noto e raccolse numerosi consensi tra gli elettori del Pd. Terminata la sua esperienza politica, ha ripreso a fare lo scrittore full-time rinunciando alla professione di magistrato.gianrico-141822_bast230511spe_0014

Comprai uno dei suoi primi romanzi dal titolo ‘Testimone inconsapevole dopo averne letto le recensioni. Correva l’anno 2002. Mi ero appena laureato in giurisprudenza e i casi dell’avvocato Guido Guerrieri mi appassionarono molto.

In seguito la passione per i romanzi di Carofiglio è scemata dopo averlo ascoltato dal vivo. Capita quando si ha l’opportunità di conoscere i propri idoli. Me lo ha ricordato Morena, una carissima amica, che su Facebook mi ha scritto: “Corrado Augias diceva che i suoi idoli non li voleva conoscere per paura di rimanere deluso. Io la penso come lui, per questo non ho mai voluto incontrare Augias”.

Ecco Morena, devo confessarti che Carofiglio mi fece proprio quell’effetto e dopo che l’altro giorno ho letto alcuni passaggi della sua intervista su il Fatto Quotidiano, l’opinione che mi ero fatto di lui non è cambiata.

Qualche anno fa Milena Gabanelli su il Corriere della Sera scrisse che Carofiglio, persona capace e onesta, (e su questo non ci sono dubbi ovviamente) le aveva confessato di poter conciliare l’attività di senatore con quella di scrittore perché la prima lo impegnava dal martedì al giovedì sera. A quel punto la Gabanelli si domandava quale idea avesse Carofiglio del mandato che i cittadini consegnano nelle mani del parlamentare.

Beh, direi che la risposta è contenuta nell’ultima intervista che Gianrico Carofiglio ha rilasciato a il Fatto: “Al Senato? Sapevo che sarei andato a non contare nulla, la mia era una esplorazione. Laggiù è pieno di depressi che non sanno di esserlo”.

Un’esplorazione che in cinque anni, tanto dura la legislatura, deve essere costata almeno 900 mila euro ai contribuenti: il compenso netto di un senatore della Repubblica.