Per quanto smaliziati e pronti a tutto, dobbiamo ammettere che il programma “Report” di domenica sera ci ha sconcertati. Come tanti italiani, anche gli abitanti della “terra dei fuochi” sono rimasti perplessi, senza parole. Con l’animo colmo di angoscia. Aspetteremo pazienti la celebrazione del processo all’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini. Da parte nostra non vogliamo anticipare giudizi o sentenze. È chiaro che tutti sono da considerarsi innocenti fino a condanna certa.

Al di là di queste considerazioni, però, rimane l’amaro in bocca a chi, come me, ancora si ostina a credere che “ministro” è colui che serve. Che un ministro della Repubblica è un uomo che mette i suoi talenti al servizio del suo popolo per farlo crescere, migliorare, vivere in pace. Per risolvere i problemi che lo affliggono. Per questo lavoro nobilissimo e faticoso è più che giusto che venga onorato e retribuito in maniera adeguata. Non è lo stipendio, più o meno alto, di un ministro che scandalizza l’italiano onesto. L’italiano onesto vorrebbe, però, che i ministri fossero intenti solo a perseguire il bene comune, il bene del popolo. E per questo motivo hanno l’obbligo di essere credibili, di dare garanzie. Hanno il dovere di essere trasparenti, diafani. Sempre. Senza la benché minima macchia che possa anche solamente generare qualche sospetto.

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È sconcertante venire a conoscenza di come l’ex ministro Clini abbia potuto avere le mani in pasta in molti affari attraverso tante società sparse per il mondo, che, in un modo o in un altro, attingevano alle casse dello Stato. Affari magari leciti, per carità. Sconcerta il fatto, però, che quasi sempre queste società facessero riferimento alla sua compagna. Purtroppo del disastro ambientale che si consuma nella “Terra dei fuochi” Clini non si è mai veramente interessato. Ricordo quando in un incontro a Roma, dove era presente anche Clini, io chiesi la parola per dire che nella striscia di terra tra Napoli e Caserta era in atto un dramma epocale. Che i viottoli delle campagne, dove vanno a correre centinaia di ragazzi per mantenersi in linea, erano zeppi di amianto sbriciolato in balia del vento. Che migliaia di cumuli di scarti industriali altamente tossici e nocivi per la salute venivano dati alle fiamme sprigionando un fetore che ci ruba la serenità, la gioia di vivere, la salute. Ero corso a Roma, come già a Bruxelles, per gridare alle autorità costituite – nelle quali credevo e ancora credo – di prendere atto personalmente dello scempio che si consumava e ancora si consuma in Campania. Ero andato per richiamare l’attenzione sull’aumento anomalo, sottaciuto, sottovalutato – se non esplicitamente negato da qualcuno – delle patologie tumorali e leucemiche che stanno decimando il nostro popolo.

Non sono uno scienziato. Non ho mai preteso che le mie parole avessero altra autorità che non fosse quella del testimone oculare. Quella del prete che vede la sua gente ammalarsi e morire senza avere nemmeno la possibilità di curarsi. Ricordo che eravamo in una grande sala. Con noi campani c’erano anche molti volontari del Lazio portavoce della sofferenza di chi era costretto a vivere nei pressi della discarica di Malagrotta. Chiesi la parola. Mi fu concesso un minuto – un minuto solo – per parlare. Con grande amarezza provai a farlo. Corsi poi incontro a Clini alla fine dell’incontro. In privato, sempre correndogli dietro, gli dissi di noi, del dramma che subiamo. Ripose qualche cosa di sfuggita mentre, lesto, guadagnava l’uscita accompagnato dai suoi collaboratori. Poi più niente. Silenzio assordante fino alla venuta dei ministri Orlando prima e Galletti dopo.

Non so come andrà a finire il processo a Clini. Una cosa so con certezza: questo modo di governare il nostro Paese proprio non va. A un ministro della Repubblica, come a un ministro dell’Altare, si chiedono “mani innocenti e cuore puro”. Si chiede di non dare nemmeno la più lontana impressione di essere in qualche modo immischiato in affari poco chiari. Si chiede di prendere le distanze dagli interessi, anche legittimi, della propria famiglia. Si chiede di dare testimonianza e fiducia ai giovani. Di non spegnere in loro la speranze. Dai ministri della nostra Repubblica pretendiamo che mantengano il giuramento fatto davanti al capo dello Stato e al popolo sovrano. Siamo amareggiati. Tanto, tanto amareggiati. Continuiamo, però, a mantenere viva la speranza che cambiare in meglio si può. Si deve.