Provo una sensazione di fortissimo disagio. Bisogna aspettare le motivazioni per capire di più. Ma resta il fatto gravissimo di 3000 morti che, a mio giudizio, fino a questo momento non hanno avuto giustizia”. E’ l’amaro commento dell’ex procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, sulla sentenza Eternit. Intervistato da Alessandro Milan a “24 Mattino”, su Radio24, Caselli spiega: “La Cassazione ha sostenuto, si presume, che quello di disastro ambientale sia un reato di pericolo cessato con la chiusura dello stabilimento e quindi, a partire da quella data, i termini della prescrizione sono scaduti. Invece, i pm ministeri di primo grado e d’appello, condannando, hanno ritenuto che il reato fosse permanente perché permanenti sono gli effetti. Due interpretazioni diverse” – continua – “le interpretazioni diverse sono la quintessenza del mestiere del giudice. Sempre il giudice deve scegliere tra due opzioni. E in questo caso le interpretazioni sono diametralmente opposte”. Il magistrato osserva: “Ma è francamente difficile accettare e capire come, con un’interpretazione diversa da quella precedente, si possano cancellare fatti gravissimi. Ed è difficile accettare che coloro che si sono resi responsabili di questi fatti, per non averli fronteggiati e prevenuti, possano farla franca solo perché è passato troppo tempo”. Caselli si pronuncia anche sulla riforma riguardante la disciplina della prescrizione: “La necessità di riformarla esiste da 90 anni. Ma quando si dice che bisogna riformare la prescrizione, ecco, per favore bisogna farlo, non solo dirlo”. Poi sottolinea: “I magistrati di Cassazione sono professionisti bravissimi che sanno scrivere cose dotte, sofisticate ed elaborate dal punto di vista della tecnica giuridica, però è difficile liberarsi dalla brutta sensazione che abbiano deciso asetticamente, burocraticamente, soltanto sulle carte. Oltre le carte c’è la realtà di tutte queste morti, del dolore, delle vite spezzate. Abbiamo visto sfilare a Palazzo di Giustizia a Torino” – prosegue – “un esercito di sopravvissuti e parenti delle vittime. E l’impressione è che tutta questa realtà, al di là delle carte, sia un po’ sfuggita alla Cassazionedi Gisella Ruccia