A Siena le fusioni bancarie non sono un tema che fa dormire sonni tranquilli. La vicenda Antonveneta-Mps ha lasciato il segno. E così, a ogni buona occasione, i timori di valutazioni non corrette nell’ambito di nozze tra istituti bancari tornano a galla. Anche quando si parla di due piccole banche cooperative come Montepulciano e Asciano. Alla base delle preoccupazioni di un gruppo di soci, riuniti nel Comitato della Cassa Rurale ed Artigiana di Asciano, il fatto che solo BancAsciano abbia un bilancio certificato da un revisore esterno, mentre la Banca di credito cooperativo di Montepulciano si affida al solo controllo interno dei sindaci. Per il Comitato si tratta di una questione non secondaria perché la presenza di un revisore esterno dà maggiore garanzia ai soci che saranno chiamati a votare l’operazione di aggregazione nell’assemblea del prossimo 21 novembre. Tanto più che l’obbligo di certificazione trova fondamento giuridico nel decreto legislativo 39 del 2010, che però nella prassi non è sempre applicato a livello di piccole entità locali.

“Siamo coscienti del fatto che le piccole realtà debbano unirsi per diventare più forti a vantaggio del territorio. Ma è necessario conoscere bene la controparte. I conti di BancAsciano sono certificati dalla Kpmg – spiega a ilfattoquotidiano.it il portavoce del Comitato della Cassa Rurale ed Artigiana di Asciano, Massimo Mori – Perché allora non si può avere un bilancio certificato da un terzo indipendente anche per la banca di Montepulciano? Non crediamo di chiedere molto nel domandare la massima trasparenza nell’operazione di fusione per verificare il reale valore dei due istituti di credito”. Richiesta legittima in tempi in cui le banche cumulano in bilancio svalutazioni e crediti non sempre recuperabili, ma che non ha trovato terreno fertile. Neanche tra i diretti interessati, cioè i vertici della banca di Asciano, che non sembrano apprezzare l’attivismo del gruppo di soci guidato da Mori.

Del resto i rapporti fra il Comitato e la banca guidata da Paolo Lorenzoni sono tesi da tempo. Lo testimonia il fatto che la scorsa estate BancAsciano ha chiesto al Tribunale di Siena di vietare al Comitato lo svolgimento dell’attività rilevando un presunto abusivo utilizzo del nome Cassa Rurale e Artigiana di Asciano, nonché il tentativo di condizionare l’attività della banca e di “delegittimare e denigrare gli organi di gestione, destabilizzarne i rapporti con la clientela, denunciare un diffuso sistema di mala gestio e ledere la credibilità della banca stessa”. A settembre il tribunale ha però rispedito al mittente la richiesta. Con tanto di spese processuali a carico di BancAsciano. “Se avessimo perso noi, avremmo dovuto tirar fuori i soldi di tasca nostra, mentre per la banca non sono certo i manager a pagare il conto”, prosegue Mori, sottolineando che il Comitato vorrebbe avere maggiore equilibrio nella definizione del futuro governo societario. E magari anche una maggiore attenzione ai costi da parte dei vertici delle due banche.

Se la fusione, infatti, avrà il merito di produrre economie di scala, non inciderà fin da subito in maniera significativa sulle poltrone dei consiglieri. Secondo quanto riferiscono i documenti presentati in vista della prossima assemblea, il consiglio della nascitura banca sarà composto per il primo mandato da 13 persone contro le 14 che oggi costituiscono complessivamente i cda di BancAsciano e dell’istituto di Montepulciano. Per il secondo mandato si scenderà a nove e solo nella terza tornata si arriverà a cinque consiglieri. Insomma, nozze subito per filiali e dipendenti, ma non per management e consiglieri.