È stato condannato a dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale Davide Guglielmo Righi, l’uomo che uccise il tassista milanese Alfredo Famoso dopo una lite per una precedenza sulle strisce pedonali. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Milano. Righi, 48 anni, colpì il tassista 68enne al volto con una confezione di bottiglie d’acqua lo scorso 23 febbraio in via Morgagni a Milano. Famoso cadde battendo la testa, entrando in un coma da cui non si sveglio. L’uomo è morto il 25 febbraio all’ospedale Niguarda. A scatenare la rabbia di Righi, consulente informatico, era stato il fatto che Famoso non si fosse fermato per far passare lui e la compagna incinta di 7 mesi sulle strisce pedonali.

I giudici della prima corte d’Assise di Milano non hanno riconosciuto per Righi le aggravanti dei futili motivi e della recidiva, contestate invece dal pm di Milano Maria Teresa Latella, che aveva chiesto una condanna a 13 anni di carcere. Non sono state riconosciute neppure le attenuanti generiche e la provocazione da parte del tassista. Il 27 febbraio scorso, il gip di Milano Gianfranco Criscione aveva disposto la scarcerazione di Righi (che da allora è agli arresti domiciliari) riqualificando il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. Il collegio presieduto da Guido Piffer ha anche condannato Righi a pagare 100mila euro alla moglie del tassista, 80mila euro a testa ai due figli e 30mila euro a ciascuno dei due fratelli.

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Alberto Nobili e del pm Latella, quando il tassista Famoso non si fermò prima delle strisce pedonali in via Morgagni per far passare Righi e la sua compagna incinta, l’uomo scagliò una confezione con quattro bottiglie d’acqua contro la macchina. Sempre secondo l’accusa, quando il tassista scese, il consulente informatico lanciò la confezione contro il volto dell’uomo. L’autopsia ha accertato che la causa della morte è stata un gravissimo trauma cranico legato alla caduta a terra seguita al colpo. L’accusa di omicidio preterintenzionale contestata dalla Procura ha retto, mentre la difesa, con in legale Isabella Giuffrida, chiedeva che venisse riconosciuto l’eccesso colposo in legittima difesa, basata sulla descrizione dell’imputato di un tassista “tracotante” e della reazione a un’aggressione. Tesi che però non era stata confermata dai testimoni e dalle indagini.