In un mondo dove la politica fa a gara a rottamare le ideologie passate, c’è una organizzazione criminale, la ‘ndrangheta, che proprio sulla conservazione e la valorizzazione dell’ideologia fonda la sua terribile forza. “La musica può cambiare, ma per il resto siamo sempre noi. Noi non possiamo mai cambiare”, così parlò un boss arrestato non in un bunker dell’Aspromonte, ma nella civilissima Lombardia. Mai cambiare, conquistare il mondo ma sempre sapendo quello che ci si è lasciati alle spalle.

Questa è la regola di una organizzazione che dalla regione più povera d’Italia si è allargata in tutto il Globo conquistando posizioni di monopolio assoluto nei mercati criminali che contano. Per questo si evocano i tre cavalieri venuti dalla Spagna e si brucia l’immagine di San Michele in un catojo di Platì, come nel retro di un ristorante alla moda al centro di Roma. Quello che vale a San Luca vale a Perth, Australia. Le regole che si devono rispettare a Siderno, sono le stesse che vanno rispettate in Canada. La venerazione della famiglia e dei legami di sangue è dogma da onorare da Medellin, Colombia, e ad Africo. Solo così la ‘ndrangheta potrà continuare a crescere, espandersi, conquistare porzioni importanti dell’economia criminale e sedersi nei salotti che contano della finanza. Solo riproponendo rituali arcaici potrà continuare a contaminarsi con mondi estranei, la Chiesa, la massoneria, lo Stato e la politica, senza perdere la sua granitica integrità. È dagli anni Settanta del secolo passato, con don Paolino Di Stefano, che la ‘ndrangheta conquista la Costa Azzurra, è dai Novanta, quando la pace tra le famiglie in guerra fu decretata al Duomo di Reggio Calabria, con vedove e mogli dei mamma-santissima e il vescovo officiante, che la Chiesa si genuflette ai voleri dei boss.

Organizzazione ricchissima e potentissima, la ‘ndrangheta non ha partiti di riferimento. I politici se li sceglie, in Calabria come in Lombardia, senza steccati ideologici. Organizzazione diretta da menti raffinatissime, è già borghesia mafiosa. Un avvocato della Piana di Gioia Tauro, arrestato, sta vuotando il sacco, e sta parlando di interi “uffici legali” a disposizione dei boss. Ma ora siamo già oltre, da qualche anno la ‘ndrangheta più evoluta e moderna ha capito che per tutelarsi deve anche influenzare il mondo dei media. Giornali, libri e fiction televisive. Sempre l’avvocato ha raccontato di come, nel caso della morte della testimone di giustizia di Maria Concetta Cacciola, “suicidata” con l’acido muriatico, i legali della “famiglia” organizzarono anche una campagna mediatica facendo circolare, in esclusiva, finte ritrattazioni della donna. Se poi nelle fiction si esalta il vecchio boss buono che rispetta le regole dell’onore ed è contro la droga, e nei film ci si ferma all’introspezione della famiglia e delle sue regole arcaiche, allora il gioco è fatto.

Un po’ di folk, una capra sgozzata, un santo, sono la ricetta migliore per non parlare mai del livello oscuro e di potere della ‘ndrangheta, quello che la rende ormai parte dello Stato.

il Fatto Quotidiano, 19 Novembre 2014