Non ha nulla da temere Alberto Nagel. Salvo i registratori. L’ad di Mediobanca “fa lasciare tutte le borse fuori, sempre” spiega l’avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Mediobanca, al pm Luigi Orsi nell’interrogatorio datato 24 luglio 2012. Nelle sessantatré pagine del documento si ricostruiscono le ore cruciali in cui l’amministratore delegato del salotto buono della finanza italiana sigla il papello in cui sono indicate le proposte di Mediobanca (o le condizioni della famiglia a seconda dei punti di vista) per l’uscita di scena dei Ligresti da Premafin-Fonsai, facendo spazio all’ingresso di Unipol. Davanti al pm la Rossello prova senza successo ad appellarsi del segreto professionale, ma Orsi la avvisa che è tenuta a “rispondere e dire la verità, e non nascondere nulla di ciò che sa perché altrimenti commette un reato”. “Di reticenza?” si informa l’avvocato. “Diciamo di false dichiarazioni al pubblico ministero”, spiega Orsi ricordando che si tratta di un reato che è punito da 1 a 5 anni: “È un reato, non so se Lei fa le valutazioni sulla base di quanto grave sia il reato”, ammonisce il magistrato. “No, no volevo capire …” risponde l’avvocato.
Jonella contesta a Nagel l’operazione di salvataggio. Lo scontro avviene il 16 maggio 2012 negli uffici di piazzetta Cuccia dove la Rossello ha modo di verificare che Jonella Ligresti “contestava a Nagel tutta una serie di rapporti di cambio, tutta una serie di argomentazioni sulle quali io…. (…) Sull’operazione allo studio contestava tutta una serie di cose (…) Diceva che lui, Cimbri e quell’altro di Unicredit … Ghizzoni, volevano far fallire la famiglia per prendere a zero euro tutto il gruppo, anziché favorire un concordato”. Jonella si scaglia, in particolare, contro gli avvocati De Luca e Lombardi che “quando sono usciti anziché portare a casa il risultato concordato… (…) la Procura gli ha fatto fallimento al padre. (…) Mi ricordo che la contestazione grossa fu il recesso (…). Io mi ricordo che Lombardi e De Luca vennero fuori, dicendo che erano d’accordo con Mediobanca”, spiega l’avvocato.
“Jonella contestava a Nagel tutta una serie di rapporti di cambio. Diceva che lui, Cimbri e quell’altro di Unicredit … Ghizzoni, volevano far fallire la famiglia per prendere a zero euro tutto il gruppo”
Il segretario del patto di Mediobanca prova a ricucire lo strappo fra i Ligresti e Nagel. Ma Nagel è inflessibile: “Qui sono stati fatti degli scempi e diceva delle cose tipo i cavalli, le borse e tutte queste cose qua”. L’incontro si conclude con un nulla di fatto, ma nelle mani Jonella ha già l’appunto, quello di cui si discuterà l’indomani. “Lei diceva che quello era l’accordo che loro volevano con la vecchia lettera di intenti. Questo io mi ricordo. Non mi dica il contenuto della lettera d’intenti, perché non lo so. Però c’era una lettera d’intenti, sulla quale… E lei diceva che questi erano gli accordi”. La Rossello allora invita Jonella Ligresti a farsi “ consigliare bene (…) si consultava con altri soggetti, che in quel momento la aizzavano per lotte personali contro Nagel. Però li sono…”. Nel verbale la segretaria dei grandi soci di Piazzetta Cuccia parla di altri “soggetti che volevano intervenire nell’operazione (…) multinazionali straniere” con cui i Ligresti raccontano di avere “degli accordi a latere”, ma “il testone era il padre che voleva il salvataggio di Mediobanca. Questo spiegava Jonella”, che nell’audizione Consob del giugno 2011 riferisce di una serie di incontri con il finanziere francese Vincent Bolloré, vicino alla compagnia francese Groupama che pure era stata interessata alla partita Fondiaria-Sai.

“il testone era il padre che voleva il salvataggio di Mediobanca”

Il dissesto del gruppo di famiglia ha molto provato Salvatore Ligresti. E la Rossello ha modo di verificarlo di persona il 17 maggio quando è di nuovo convocata a Piazzetta Cuccia. Nella sala consiglio sono già presenti l’ad di Mediobanca, oggi in attesa di sapere se verrà rinviato a giudizio per ostacolo alle attività di vigilanza, un Salvatore Ligresti “spaventato” e sua figlia Jonella. Quest’ultima “ha dei fogli in mano – spiega l’avvocato Rossello – (…) Una borsa dove butta le cose. Ma senta, io ricordo… Poi porta la borsa fuori, perché mi dice avevano paura delle registrazioni, e si allontana. Questo particolare c’è, sempre, perché Nagel fa lasciare tutte le borse fuori, sempre, perché ha paura che Jonella registri. Perchè Jonella ha la fama di essere una che registra sempre (…). L’ingegner Ligresti sembrava un leone ferito, e mi chiese… e mi disse che in questo frangente la preoccupazione era di salvare i suoi figli. E questo Mediobanca glielo doveva”.

 

“L’ingegner Ligresti sembrava un leone ferito, e mi chiese… e mi disse che in questo frangente la preoccupazione era di salvare i suoi figli. E questo Mediobanca glielo doveva”

 

Per Ligresti Piazzetta Cuccia ha un debito d’onore nei suoi confronti. “Mi disse che era stato in galera… Posso dirlo? Era stato in galera e non aveva mai fatto nomi di nessuno”, spiega la Rossello nel verbale “(…) Lui a suo tempo – nel periodo di Tangentopoli, ndr – fu in galera e non fece i nomi di nessuno e che quindi la gente di cui non aveva fatto nomi si doveva occupare del salvataggio, parlando di Cuccia e di Maranghi, che però erano morti. Capisce?”. Ma Nagel taglia corto e scarica sull’avvocato Rossello: “Per me non è fattibile, però vedi tu”. Sul tema della presenza dei Ligresti nei consigli d’amministrazione, l’ad di Mediobanca aggiunge poi che “non dovete rivolgervi a me. Dovete rivolgervi a Cimbri, agli altri”. Poi l’avvocato, nel verbale, conclude, spiegando che in quella occasione “i due partecipanti presero atto con una firma di queste richieste”.
Nagel e Ligresti” firmano il papello che “è un impegno morale”. Per la Rossello il documento è “semplicemente per presa d’atto che quelle erano le richieste che Nagel mi diceva (…) che non era fattibile adempiere a queste richieste e che si sarebbe fatto a parte attiva moralmente”. Dopo un lungo braccio di ferro con il pm, l’avvocato “estrae dal suo portafogli un foglio scritto su due facciate. Il documento ad un primo sguardo pare la fotocopia di quello che è stato già acquisito presso lo Studio Rossello e che è stato qui pure consegnato in copia da Jonella Ligresti. Reca nella seconda facciata due firme”. La Rossello ricorda che per Nagel “è un impegno morale (…). Che si sarebbe fatto parte attiva per aiutare la famiglia ove possibile, pur in costanza di situazioni che non erano possibili (…) E l’ingegner Ligresti a sua volta mi disse: “Mi basta. Mi basta. Mi basta”. Tre volte lo disse”. Versione per altro confermata al pm dallo stesso costruttore: “Lo ritenevo e lo ritengo un impegno tra gentiluomini assolutamente serio. Noi stiamo parlando di discorsi fatti con Mediobanca, una istituzione con la quale ho sempre preso accordi sulla parola”.

Ligresti: “Stiamo parlando di discorsi fatti con Mediobanca, un’istituzione con cui ho sempre preso accordi sulla parola”

 Il secondo documento di data dubbia e senza firma. L’avvocato Rossello, poi, insiste con il pm perché legga un altro documento. “È un appunto che ho mandato…- spiega – (…) Ci terrei che Lei questo lo leggesse e ne desse atto” continua la teste, aggiungendo che “è la mia copia studio. Questa è stata consegnata a mano” a “Nagel. Esclusivamente a Nagel” perché “è una cosa riservata” datata 18 maggio 2012. Sulla carta poi “c’è anche un commento. Nagel di questa cosa mi ha detto: Cristina, io non ne voglio più parlare (…) E io gli ho detto: Alberto, c’è un impegno morale di quello che potrete fare perché questi ragazzi, anche se hanno fatto scempio, dall’oggi al domani non hanno di che vivere”. Ma la data non convince Orsi. Il pm chiede al teste conferme attraverso il pc dell’avvocato che però non ricorda da quale computer ha scritto “personalmente” il documento. E poi aggiunge: “Il parere l’ho fatto io a mano tempo fa”. E poi è stato redatto con la tastiera “recentemente”. “Ciò non toglie che quello che ho scritto facesse parte di un parere rappresentato già al dottor Nagel a voce”. L’originale? “Stracciato, il vecchio appunto a mano”. Il pm si chiede allora se per caso la Rossello non abbia incontrato o parlato con Nagel recentemente. “Dieci giorni fa? (…) Comunque non .. se vuole sapere, non da quando mi avete contestato queste cose..(…) Non lo so il giorno. Se vuole lo chiedo. E non mi ha neanche sentito, ma … non lo farei mai, per non metterlo…Già sta pagando delle conseguenze alte, sto ragazzo”.
“Nagel di questa cosa mi ha detto: Cristina, io non ne voglio più parlare”
Quando le acque si saranno calmate, si metterà tutto a posto. Ecco “perché dovevo.. perché dovevo renderlo ben scritto, perché è un mio dovere deontologico. Cioè io devo… Sono già negligente di non averlo consegnato per tempo” aggiunge l’avvocato. “Lei ha un dossier con i suoi appunti o no?” chiede Orsi. “ Questo l’ho copiato e l’ho strappato, il vecchio appunto a mano. Non è sto gran parere” spiega il legale. E poi conclude “In questo momento non sono fattibili queste operazioni, allo stato. (…) Poi 700mila euro all’anno per cinque anni a testa, ci sono allo studio delle azioni di responsabilità. Però vede? Questo documento perché è importante dal mio punto di vista? Perchè nel futuro, quando tutto si sarà appianato”, allora si potrà sistemare tutto.