Quelle aziende non dovevano chiudere. E se le banche non avessero schiacciato i conti correnti dell’imprenditore, lo storico calzaturificio Adelchi di Tricase (Lecce), per trent’anni l’impero delle scarpe made in Salento, sarebbe probabilmente ancora in vita. A dimostrarlo, la condanna inflitta dal Tribunale civile di Lecce alla Bnl: dovrà restituire 7 milioni di euro per anatocismo, vale a dire per gli interessi calcolati su altri interessi, che hanno provocato un aumento esponenziale del debito. La Bnl non solo dovrà corrispondere 6.271.614 euro, oltre agli interessi, alla Nuova Adelchi spa e 415.460 euro al Calzaturificio Adelchi srl, ma non potrà vedere soddisfatta neppure la richiesta, avanzata contestualmente alla sua comparsa di costituzione, di farsi ridare 8.095.420 euro per fidi scoperti sui diversi conti correnti intestati allo stesso imprenditore. Con la sentenza del 20 ottobre scorso, il giudice Annafrancesca Capone ha accertato, infatti, l’illegittimità dell’operato dell’istituto di credito “nella parte in cui ha applicato ai rapporti tassi di interesse ultralegali, capitalizzazione trimestrale degli interessi, spese di tenuta conto, commissioni di massimo scoperto e valute non pattuite”.

Secondo l’Adusbef, che ha affiancato le società salentine in giudizio, senza le zavorre emerse dal ricalcolo delle indebite competenze bancarie imputate tra il 1982 e il 2009 il gruppo calzaturiero, dichiarato fallito quest’anno, avrebbe potuto sopravvivere. Anche se dal punto di vista industriale non godeva di buona salute, almeno in Italia, dove oltre 700 operai sono in cassa integrazione. La loro vertenza ha portato a galla una crescente delocalizzazione del lavoro all’estero, in Albania prima e in Bangladesh poi. E l’imprenditore, Sergio Adelchi, è anche finito sotto inchiesta per truffa aggravata ai danni dell’Inps, oltre che per presunte false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta da 53 milioni di euro.

“Abbiamo altri due processi in corso con due diversi istituti di credito”, spiega l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente nazionale dell’Associazione degli utenti servizi bancari e finanziari, che ha rappresentato Nuova Adelchi e Calzaturificio Adelchi. “I presupposti sono identici, motivo per cui riteniamo di poter vincere anche le nuove cause per provare che quelle società sono state portate ingiustamente al fallimento”.

L’anatocismo, come è noto, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale nel 2012 e vietato dalla legge di Stabilità per il 2014. La scorsa estate c’è stato il tentativo di reinserirlo nell’ordinamento attraverso un articolo del decreto Competitività. Dopo le polemiche la norma è però scomparsa dal testo definitivo.