Dopo la strage, le demolizioni. Come prima risposta all’attacco della sinagoga di Gerusalemme di ieri mattina, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dato ordine all’esercito di demolire le case dei responsabili di questo attacco e di precedenti azioni terroristiche. Le ruspe dell’esercito hanno così distrutto a Gerusalemme est la casa di Abed a-Rahman a-Shaludi, il palestinese che il 22 ottobre scorso si è andato a schiantare con la sua auto contro una stazione di autobus di Gerusalemme provocando due vittime. “La casa di questo terrorista, che aveva investito con un’automobile dei civili israeliani, uccidendo un neonato e una giovane donna il 22 ottobre in una stazione di tram di Gerusalemme, è stata distrutta a Silwan“, un quartiere di Gerusalemme, precisa un comunicato dell’esercito. Intanto, nella serata di ieri sera centinaia di giovani ebrei hanno manifestato nel centro della città, bloccando il traffico e urlando “Morte agli arabi”. La polizia ha arrestato almeno dieci persone.

“Questa mattina abbiamo demolito la casa di un terrorista –  ha detto Netanyahu che oggi a Gerusalemme ha visitato il nuovo comando di polizia – un significativo e importante passo e ci saranno altre demolizioni di case; ci saranno altri passi. Siamo determinati a riportare la sicurezza a Gerusalemme. Non abbiamo nulla contro i residenti di Gerusalemme est, ma non tollereremo attacchi ai nostri cittadini e reagiremo contro coloro che fanno queste cose e quelli impegnati nell’incitamento”.

A Gerusalemme l’allerta è massima. La polizia di frontiera controlla in modo meticoloso tutte le persone in entrata e in uscita alla porta di Damasco, tra l’est e l’ovest di Gerusalemme e al checkpoint di Qalandiyah. Il ministro Naftali Bennett – leader nazionalista di “Focolare ebraico” vicino al movimento dei coloni – ha chiesto che Israele lanci un’operazione militare a Gerusalemme est “per sradicare le infrastrutture del terrore”. Secondo Bennett – che ha parlato alla Radio militare dopo l’attentato di ieri alla sinagoga – l’operazione dovrebbe ricalcare quella condotta a tappeto nel 2002 in Cisgiordania contro la seconda Intifada. Per l’ex capo dello Shin Bet Ami Ayalon, tuttavia, la proposta è “irrealizzabile”.