La discussione inerente il diritto di famiglia ruota pervicacemente intorno alla proposta di legge sul divorzio breve, teso a ridurre i tempi dello scioglimento del matrimonio. Siam messi male.
Il diritto di famiglia ha bisogno di ben altro per modernizzarsi. Il divorzio breve, ma vorremmo chiamarlo semplicemente equo, è solo una tappa di un percorso assai più ampio che dovremmo con celerità intraprendere.
Il diritto di famiglia è centrale nella regolamentazione della società perché la famiglia (seppur non più tradizionale ma evoluta rispetto al passato) è la cellula fondamentale su cui si modella una società. Senza la famiglia la società diviene un ammasso informe e scomposto. Non occorrono dotte disquisizioni di sociologi, antropologi, psicologi per comprendere ciò.

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Solo in Italia discutiamo dell’esistenza di milioni di persone tutti ramificati intorno alla famiglia, aggregata o disgregata. Persone che hanno edificato lo sviluppo esistenziale (dunque il fare di una persona) sul rapporto di coppia e spesso nel rapporto di filiazione. Stiamo discutendo di diritti fondamentali della persona umana. Diritti che devono essere salvaguardati e non ignorati. Soprattutto ove si pensi che quasi una coppia su due sia destinata a “separarsi”, lasciando strascichi e conseguenze che vanno regolamentate al fine di non fomentare una lite che potrebbe degenerare in una guerra spietata.

E’ dunque necessario che il nostro sistema di regole sia moderno e tale da assicurare la massima protezione possibile. Ciò pretende perlomeno 4 passaggi:
a)
che il nostro Codice Civile sia evoluto;
b) che il Codice di Procedura Civile assicuri un intervento giurisdizionale celere, competente ed efficace;
c) che le parti possano regolamentare i conflitti con strumenti alternativi alla giurisdizione;
d)
che la giurisprudenza non sia creativa ma discrezionale minima.
Quanto al primo punto occorre osservare quanto il Codice Civile (e la normativa correlata in materia di diritto di famiglia) sia ancora lacunoso. Nei contenziosi familiari lo scontro maggiore (dichiarato e non) è di natura economica. Contestualmente si litiga anche sulla gestione dei figli, il cui scontro nasconde spesso motivi di natura economica.
Regolamentare seriamente tale aspro scontro significa dover affrontare questo snodo fondamentale. Ignorarlo è un comportamento pavido ed irresponsabile.

Oggi un uomo sposato che decida di separarsi deve mettere in preventivo il rischio probabile di una considerevole privazione patrimoniale (casa, reddito) poiché ha un elevato rischio di dover versare alla consorte il mantenimento e di dover lasciare la casa (anche se sua esclusiva) in caso di prole. Oltre al rischio di perdere il rapporto genitoriale con i figli. L’assegno di mantenimento (moltiplicato anche per ciascun figlio) diverrà un vero vitalizio (per la moglie con tutta probabilità), ed anche per il figlio il rischio è di dover versare ben oltre la sua età di 26, quando si presume che il figlio abbia completato ogni ciclo di studi.
Invece in caso di convivenza more uxorio l’uomo non avrà alcun obbligo alimentare verso l’ex compagna, presumendosi il rapporto non di durata stabile.

Ma perché mai un uomo dovrebbe sposarsi oggi sapendo di andare incontro ad una tale (con)sorte? E’ come giocare alla roulette russa.
E’ dunque necessario introdurre i “patti prematrimoniali” (in molti Paesi, ben più civili del nostro, sono una realtà da decenni) perché consentirebbero di regolamentare sin da subito la questione economica eliminando il principale motivo del contendere. Quanto al mantenimento per la ex coniuge, in molti paesi (penso all’Olanda tra tutti) ha una durata limitata (12 anni o meno) poiché si presume che in un tale lasso di tempo il soggetto più debole sia in grado di assestarsi. Perché da noi non ha limiti e diviene il win for life?

Quanto ai figli urge la realizzazione di un vero “affidamento condiviso” atteso che da noi la l. 54/2006 è stata trasformata (vergognosamente, salvo eccezioni) dai tribunali in un falso condiviso nel quale il padre è l’attore non protagonista (relegato al 15% del rapporto con i figli) e che uno strumento fondamentale quale l’art. 709 ter c.p.c. (preventivo, sanzionatorio, punitivo, risarcitorio), previsto per intervenire nei casi di comportamenti illeciti e illegittimi, è divenuto un flebile buffetto sulle guance.

Urge l’introduzione della mediazione obbligatoria nel diritto di famiglia, anche se utile solo nei casi di minore gravità, ora compensata dallo strumento della negoziazione assistita (facoltativa) appena introdotta dall’ultimo decreto sulla degiurisdizionalizzazione.
Urge la realizzazione di una sezione speciale della famiglia dei tribunali poiché servono giudici competenti e responsabili, non improvvisati.
Urge un albo speciale di consulenti di comprovata qualità e di avvocati specializzati in diritto di famiglia che abbiano una straordinaria tenuta deontologica. Basta ai cialtroni che fomentano le liti o poco indipendenti.
Urge anche una regolamentazione dei rapporti per le famiglie non tradizionali (unioni che consentano di regolamentare Lgbt ed anche chi non desidera unirsi in matrimonio).
Urgono regole chiare, eque, che riducano: al lumicino la creatività dei giudici (con la creazione di prassi contra legem); la negligenza di tutti gli altri operatori.
Urge insomma un diritto di famiglia in linea con i diritti inviolabili. E’ troppo chiederlo?