L’inchiesta sulla Sopaf dei finanzieri Magnoni arriva a un primo step giudiziario. Per Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della società, è stato chiesto il giudizio immediato da parte del pm di Milano Gaetano Ruta. A sei mesi dagli arresti del 9 maggio per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale dovrà essere il gip Donatella Buonamici a decidere se ci sarà subito il processo. Le indagini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza avevano accertato una distrazione circa 80 milioni di euro dal patrimonio della Sopaf, società in regime di concordato preventivo.

Nella richiesta di arresto la Procura di Milano sosteneva che i Magnoni avessero utilizzato Sopaf come una sorta di bancomat prelevando indebitamente almeno 79 milioni di euro. Senza contare il frutto illecito delle operazioni finanziarie perpetrate a danno della Cassa dei ragionieri (Cnpr), dell’Istituto nazionale previdenza giornalisti (Inpgi) e della Cassa dei medici, Enpam. E proprio quest’ultimo filone ha portato a nuovi sviluppi con l’arresto di Paolo Saltarelli, ex presidente della Cnpr, per corruzione e con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Camporese, attuale presidente dell’Inpgi.