C’è anche il nome dell’assessore regionale ligure alla Sanità, Claudio Montaldo, nel lungo elenco degli indagati della Procura della repubblica di Savona che ha aperto un fascicolo su un appalto sospetto all’ospedale di Albenga. Il sostituto procuratore Ubaldo Pelosi ipotizza il reato di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio nelle modalità di assegnazione della nuova gestione del  reparto di ortopedia dell’ospedale pubblico “Maria di Misericordia”. Diciotto posti letto che lo stesso Montaldo, che è anche vicepresidente della giunta guidata da Claudio Burlando, aveva presentato nel progetto “Modello Albenga”. Una soluzione innovativa  (frutto di un accordo fra pubblico e privato) che avrebbe dovuto scongiurare l’emorragia di pazienti che dalla Liguria si rivolgevano alle strutture private fuori regione, in Lombardia e in Piemonte. Obbligando la sanità ligure a rimborsare le prestazioni e i costi alberghieri dei pazienti del territorio savonese che si affidavano ai “colleghi” d’oltre Appennino.

L’assessore Montaldo nega di aver ricevuto l’avviso della procura e non sa spiegare, di conseguenza, le ragioni che hanno indotto il pm Pelosi ad iscriverlo nel registro degli indagati: “Rivendico la correttezza della mia azione, posso immaginare che l’attenzione su di me si sia appuntata sulle delibere di giunta che hanno dato il via libera alla gara. Gara che tuttavia è stata gestita dalla Asl e nella quale non ho interferito in alcun modo: non è mia abitudine sponsorizzare questo o quello”. Montaldo spiega che il progetto Albenga ha consentito di realizzare risparmi alla Sanità ligure, nell’ordine del 10%, grazie alle tariffe scontate concordate con i gestori del reparto di ortopedia di Albenga: “Inoltre siamo riusciti a richiamare in Liguria specialisti che avevano lasciato i propri posti di lavoro per emigrare altrove i pazienti possono usufruite di servizi senza spostarsi lontano da casa e questo riguarda anche le riabilitazioni. Infine si sono creati nuovi posti di lavoro che interessano infermieri, riabilitatori, massaggiatori e tecnici vari”. Dall’anno scorso il servizio allestito ad Albenga è a disposizione di tutti i cittadini liguri, ovunque residenti.  Interpellato da Ilfattoquotidiano.it il pm Pelosi ha confermato la richiesta di proroga delle indagini e il coinvolgimento di Montaldo. Ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni: “Novità? Spero che ce ne siano a breve scadenza”, si è limitato a dire.

Sono undici le persone indagate per le quali il sostituto Pelosi ha chiesto al Gip la proroga di sei mesi delle indagini. Oltre a Montaldo, compaiono nella lista del pm il direttore del dipartimento regionale della Sanità, Franco Bonanni e del manager della Asl2, Flavio Neirotti. Con loro sono indagati altri dirigenti della Asl savonese (Angelo Antoniol, Franco Vairo, Claudia Agosti, Graziella Baldinotti Tizzoni, Luca Garra) e alcuni provati ai quali era stata affidata la gestione dell’ospedale della cittadina ingauna: Alessio Albani, titolare della Gsl, società privata controllata dalla Omnia Medica), Nicola Ivaldo (direttore del Reparto di Ortopedia) Guido Grappiolo (ex aiuto del professor Lorenzo Spotorno, celebre chirurgo dell’anca).

L’inchiesta sarebbe stata avviata dalla procura savonese a seguito dell’esposto di una delle ditte escluse dall’appalto che era stato affidato il 12 maggio 2011 per l’importo di sette milioni di euro. Un pool di chirurghi che aveva operato nella sanità pubblica ligure ed erano poi emigrati in strutture private di Piemonte e in Lombardia, avevano scelto di operare nel nuovo centro ortopedico di eccellenza presso l’ospedale di Albenga. Con un contratto della durata di nove anni e per un importo iniziale di 63 milioni di euro il pool avrebbe gestito il  reparto di ortopedia e una sala operatoria. Il contratto, presentato come esempio della fattiva collaborazione fra pubblico e privato, era stato successivamente esteso ad altre Asl del savonese, portando il costo dell’appalto da 7 a 21 milioni di euro e i posti letto da 12 a 50. Il contenuto dell’appalto iniziale e degli appalti intervenuti successivamente e i criteri di accesso al bando di gara sarebbero gli aspetti non chiari che hanno indotto il pm Pelosi ad aprire il fascicolo ipotizzando la turbativa d’asta e la rivelazione di segreti di ufficio.