Dopo circa 6 mesi dall’introduzione dell’ArtBonus con la legge Franceschini, che prevede la deducibilità del 65% delle donazioni devolute per il restauro di beni culturali pubblici, l’appello del Ministro almeno per il momento non ha avuto grandi riscontri.

I motivi di questo scarso riscontro potrebbero essere anzitutto il fatto che il d.l. 83/2014 ha ad oggetto soltanto “interventi di manutenzione, protezione e restauro”, escludendo una serie di iniziative di tipo diverso; si aggiunga poi che nel decreto menzionato non sono contemplate le sponsorizzazioni culturali che invece costituiscono un importante canale, in aggiunta alle elargizioni liberali; da notare peraltro che il privato è mosso più dall’aspettativa di un qualche beneficio perlomeno di immagine, che dal mero interesse nei riguardi dell’arte, privo cioè di un qualsivoglia ritorno.

Inoltre complice è la macchinosità dell’agevolazione ed il suo scarso appeal soprattutto nei confronti delle aziende, se si considera la restituzione di quanto donato avverrà parzialmente ed in un periodo di tre anni; infatti il credito d’imposta riconosciuto è  nei limiti del 15% del reddito imponibile alle persone fisiche e agli enti non commerciali e nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui ai soggetti titolari di reddito d’impresa.

A conferma ci sono gli studi dell’associazione Confcultura, che con la dott.ssa Patrizia Asproni, sostiene che l’ArtBonus doveva comportare una sburocratizzazione dei processi, in modo da transitare verso un concetto più esteso di mecenatismo, che coinvolgesse più imprese, anche piccole e medie, così da collocare la cultura al centro di un nuovo modello di sviluppo, mentre invece ha messo in luce una maggiore convenienza per le persone fisiche, il cosiddetto micro mecenatismo.

Anche la Commissione Europea evidenzia l’importanza del coinvolgimento di stakeholder privati (portatori d’interesse) nel settore cultura.

Essa, tramite i suoi programmi Europa creativa ed Orizzonte 2020, nel settore della tutela, del recupero e della valorizzazione del patrimonio culturale, mira a sviluppare modelli di interpretazione e di governance più partecipativi,  incoraggiando la modernizzazione del settore e, tramite la digitalizzazione, il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.

Su questa linea si posiziona l’interessante iniziativa di RestArt Campania, una piattaforma ideata dal dott. Saiello e da altri attivisti del Movimento 5 Stelle, che ha l’obiettivo di rilanciare il patrimonio storico, artistico e culturale campano, attraverso la partecipazione di cittadini ed associazioni, che con i loro video-denuncia consentiranno una mappatura delle strutture storico-artistiche e delle zone paesaggistiche del territorio campano che versano in stato di abbandono.

Come afferma l’On. Di Maio, Restart Campania servirà a segnalare le strutture culturali minori della Campania al portale nazionale dei beni culturali che sarà prossimamente presente sul sito del Mibact.

Un portale ministeriale che garantirà i principi di trasparenza e partecipazione per mappare, controllare e gestire i fondi per ogni bene culturale, nonché fornire informazioni sullo stesso bene.

Il fatto che indubbiamente il patrimonio culturale può contribuire a promuovere città e regioni, attraendo talenti e turismo, trova riscontro in uno studio del 22 luglio 2014 della Commissione Europea, da cui apprendiamo che:
– nel 2013 il 27,5% del settore edilizio si è dedicato alla ristrutturazione e manutenzione del patrimonio culturale;
– nel Regno Unito negli ultimi 10 anni per ogni singola sterlina investita nella cultura sono ritornati sul territorio fino a 1,60 sterline di attività economiche supplementari;
– il 27% dei viaggiatori dell’Ue afferma che il patrimonio culturale è un fattore essenziale nella scelta di una destinazione;
– nel 2013 il 52% dei cittadini dell’Ue ha visitato almeno un monumento o un sito storico e il 37% un museo o una galleria d’arte, mentre il il 19% ha visitato un monumento o un sito storico in un altro paese dell’Ue.

Per sapere se l’ArtBonus sia stato una rivoluzione o un flop, non ci resta che attendere i dati ufficiali; quello che va riconosciuto al momento è che di certo esso rappresenta un primo passo verso una maggiore partecipazione della collettività, rispetto al recente passato, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale.