“Quando parliamo di complementarietà tra uomo e donna in questo contesto, non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico”. Un’affermazione fortissima e assolutamente inedita quella che Papa Francesco ha pronunciato nel discorso con il quale ha aperto, in Vaticano, il “Colloquio internazionale interreligioso sulla complementarietà tra un uomo e una donna”. Una posizione, quella espressa da Bergoglio, che si ricollega direttamente all’acceso dibattito sui gay che ha animato il Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014. Nella relazione intermedia del dibattito, infatti, il cardinale di Budapest, Péter Erdö, aveva sottolineato che“le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana” e si era domandato se la Chiesa è “in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle comunità”.

Ma il porporato, relatore generale del Sinodo, era andato molto più avanti registrando nel suo discorso una apertura inedita anche per i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso. Una posizione che era stata fortemente contrastata dai padri sinodali con un altrettanto clamoroso dietrofront e con l’eliminazione dal messaggio finale dell’assemblea di qualsiasi riferimento ai gay. Ma soprattutto si era registrata una significativa spaccatura, nella votazione della relazione finale, proprio sui 3 paragrafi con al centro i temi dei divorziati risposati e degli omosessuali.

Nel suo intervento il Papa ha ribadito che “i bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva”, sbarrando così la strada alle adozioni per le coppie omosessuali. Bergoglio ha sottolineato, inoltre, che “non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura. E noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica che soltanto hanno forza in un momento della storia, e poi cadono”. Per il Papa, dunque, “non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia, ha una forza in sé”. Essa “rimane a fondamento della convivenza ed è la garanzia contro lo sfaldamento sociale”.

Francesco non ha fatto mistero, però, che essa è anche “luogo di tensioni: tra egoismo e altruismo, tra ragione e passione, tra desideri immediati e obiettivi a lungo termine”, sottolineando che “le famiglie forniscono anche l’ambito in cui risolvere tali tensioni”. Così come il Papa non ha mancato di sottolineare che oggi il matrimonio e la famiglia sono in crisi a causa di una “cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico”. “Questa rivoluzione nei costumi e nella morale  – ha spiegato Bergoglio – ha spesso sventolato la bandiera della libertà, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sempre sono loro che soffrono di più, in questa crisi”. Il Papa ha anche confermato il viaggio a Philadelphia per l’ottavo Incontro mondiale delle famiglie in programma per settembre 2015. Previste tappe anche a Washington, dove Bergoglio parlerà al Congresso americano su invito di Barack Obama, e a New York con il discorso al Palazzo di Vetro.

@FrancescoGrana