Figura centrale nella moda e nel cinema, Hubert de Givenchy rappresenta uno dei miti del XX secolo. Ora i suoi modelli sono esposti nel Museo Thyssen Bornemisza di Madrid fino al 18 gennaio 2015, in un viaggio a tappe che ripercorre la carriera di uno dei personaggi chiave nella moda del Novecento. Mezzo secolo di abiti selezionati dallo stesso Monsieur de Givenchy che provengono dalle gallerie e dalle collezioni private di tutto il mondo e che in molti casi non sono mai stati esposti al pubblico.

La mostra si divide in più sezioni: dagli esordi dei primi anni ’50 ai celebri abiti da notte creati dallo stilista, passando per i vestiti da sposa in crepe bianco. Ma il Museo Thyssen Bornemisza ha fatto un passo in più, affiancando ad alcune creazioni dello stilista un quadro che riflette il suo lavoro. Da grande amante e collezionatore di opere qual è, lo stilista ha più volte ammesso di aver subito il fascino e l’influenza delle opere del XVII e del XVIII secolo, ma anche dei primi anni del novecento. Per questo la mostra accosta un completo da notte in patchwork alla “Donna con ombrello” di Robert Delauny e una natura morta di Ambrosius Bosschaert a un vestito di seta marrone. E ancora Miró, Zurbarán, Rothko, Sargent: i colori e le sfumature si rincorrono tra arte e moda, confermando un legame inscindibile tra queste due discipline.

Nato a Beauvais nel 1927, Hubert de Givenchy deve parte del suo successo all’incontro con il maestro Cristobal Balenciaga, che lo ha spronato nella creazione di combinazioni semplici ma d’effetto: dall’accoppiata bianco/nero a quella tra seta e lamé (“L’odore della seta è unico“, raccontava ai tempi). Nel 1952 ha fondato la casa di moda che porta il suo nome, lavorando ininterrottamente alle sue collezioni fino al 1996, anno del suo ritiro. Il primo pezzo di successo è la Bettina blouse, che prende il nome da Bettina Graziani, una delle modelle più famose del tempo. Cotone bianco, collo aperto e maniche adornate da ricami inglesi: la camicia fa il giro del mondo, conquistando le donne grazie a un giusto mix tra estro e mascolinità. Ma il punto di svolta nella sua carriera arriva grazie all’amicizia con Audrey Hepburn, eterna icona di eleganza, cui è dedicata una sezione speciale della mostra. “Mi sento me stessa solo con i suoi abiti. Hubert è molto più di uno stilista, è un creatore di personalità”, amava ripetere l’attrice.

Il loro incontro, avvenuto nel 1953, nasce da un malinteso: “Credevo si trattasse di Katharine Hepburn, d’ altronde a quel tempo Audrey non era ancora molto conosciuta a Parigi – ha raccontato Givenchy nella biografia dell’attrice L’intramontabile fascino dell’eleganza -. Mi chiese di disegnarle il guardaroba per Sabrina, io ero già a metà collezione, ma le mostrai alcuni modelli che sembravano tagliati per lei”. Da quel giorno la Hepburn diventa la sua musa, incarnando perfettamente l’ideale estetico a lungo sognato dal couturiere francese. Un legame che va oltre il set, ma che nel cinema trova il suo perfetto compimento: è il 1961 quando una fascinosa Holly Golightly guarda con aria sognante le vetrine di Tiffany&Co, trasformandosi in un’icona intramontabile. Nella scena di “Colazione da Tiffany” l’attrice indossa un vestito da sera nero arricchito da un maestoso collier di perle, interamente realizzato da Givenchy. Ma Audrey Hepburn non è l’unica diva incontrata nel corso della sua carriera: il suo stile conquista anche Jacqueline Kennedy, Wallis Simpson, Greta Garbo, Grace Kelly e Caroline di Monaco, tutte affascinate da quel mix di eleganza e semplicità. Primo a presentare una linea di pret-a-porter di lusso nel 1954, lo stilista prosegue spedito nella sua ricerca della modernità. Nascono così numerose tendenze: l’abito a palloncino e quello a sacco, il mantello con il collo avvolgente e gli abiti da notte. L’addio alle passerelle arriva nel 1996, ma già nel 1988 Givenchy decide di vendere l’azienda al gruppo del lusso francese LVMH. La mostra “Hubert de Givenchy” è l’occasione per ripercorre dall’inizio questa storia di manifattura e avanguardismo, con un occhio sempre aperto sul presente.