Crisi in Grecia, violenti scontri davanti al parlamento della capitaleLa Grecia. Un Paese chiuso in un Truman-Show, messo alle corde e osservato sui vetrini dall’occhio onnipresente dei grandi finanzieri mondiali. “Somministrare piccole quantità di povertà. Aumentare. Aumentare. Togliere sicurezze. Ancora. Dimezzare le pensioni”. “Ma professore, il paziente non ce la farà!” “Dimezzare ho detto!”. E il paziente è sopravvissuto, come sostenevano i più inflessibili ricercatori. Non importa che chissà quale percentuale della popolazione sia crollato nella tetra povertà, nell’ansia disperata e nell’insicurezza. Non importano i suicidi, gli scontri sociali, i morti violenti, i neofascismi. “Cosa volete che sia. Il paziente è sopravvissuto. Era questa la cosa importante. Voi, idealisti, romantici, cosa credete: che il mondo vada avanti con le vostre utopie?! Per far accendere i vostri computer non basta l’aspirazione a un mondo più giusto, servono vittime periodiche, crisi necessarie a rivitalizzare il sistema!”.

A nessuno importa che il popolo greco avesse già sofferto per la guerra negli anni Venti, che i Romei avessero dovuto accettare la cacciata e il forzato rientro in patria, che il Paese avesse dovuto subire l’occupazione nazifascista durante la guerra, due dittature, o che fosse stato spinto surrettiziamente al boom economico dalle esigenze della guerra fredda, accolto a forza nell’Euro nonostante tutti conoscessero lo stato dei suoi conti. “E’ la Storia, cari benpensanti. Chiede sacrifici, impone scelte più alte, la Storia, e qualcuno che sappia vedere lontano. La gente, parlate della gente… Sta molto meglio oggi di tanti anni fa, nessuno deve lamentarsi. Pensiamo noi al bene delle persone, che nessuno si preoccupi”.

Ecco, tutto si è compiuto. Il paziente si sta risvegliando. L’esperimento di portare un paese europeo al limite di rottura è riuscito. Le agenzie di ieri danno la Grecia in crescita dell’1,4% sul 2013. Il lavaggio del sangue è riuscito, la trasfusione forzata ha avuto buon esito. Un mercato occidentale può dunque subire un bombardamento finanziario come un paese del terzo mondo, come un paese sudamericano. La cancrena del suo boom economico può essere estirpata, e quel paese tornare terreno di speculazione, un nuovo mercato in grado di crescere, che per anni tornerà a crescere, con stipendi e pensioni a valori tollerabili, con un costo del lavoro inferiore alla gratitudine di averlo un lavoro, una pretesa sociale con la cresta abbassata, qualche nuovo ricco con cui stipulare accordi, e soprattutto un popolo che ha dovuto abbassare la testa. Dunque un popolo piegato, che sa di aver dovuto digerire l’indigeribile, nonostante le proteste, i disordini, le manifestazioni. Tutto sommato, ognuno dovrà ammettere che questo gran disastro, questa ecatombe, non si sono visti. I bar non si sono svuotati. La musica non è stata abbassata. Gli spiedini, d’estate, hanno continuato a levare il loro inebriante profumo sul lungomare…

Solo la libertà non si vede più. Solo lei e la dignità, animali già timidi e guardinghi, ora sono scomparse del tutto. Fino al prossimo eccesso controllato, la prossima ricreazione, il prossimo punto di rottura eterodiretto. Solo allora ne risentiremo parlare, tardivamente e a sproposito, in qualche piazza, da qualche megafono, in qualche ritrovo di giovani che della vita non hanno capito niente.

(Samotracia, 17 novembre, dopo sei mesi in Grecia)