Un secolo in 120 opere. La Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze festeggia i cento anni dalla sua fondazione con Luci sul ‘900, una grande mostra a cura di Simonella Condemi e Ettore Spalletti dedicata ai principali artisti della cultura figurativa italiana del secolo scorso che durerà fino all’8 marzo del 2015.

Donazioni, acquisizioni, premi, depositi hanno fatto in modo che, anno dopo anno, si raccogliessero decine di capolavori che oggi formano la ricca collezione della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti. L’esposizione, infatti, intende attrarre l’attenzione sull’interessante raccolta di opere novecentesche finora poco conosciute perché relegate nei depositi per insufficienza di spazi espositivi e raccontare, grazie al taglio storicistico, i tempi e i modi che hanno caratterizzato le acquisizioni da parte del Museo così da evidenziare i fermenti culturali della Firenze di quel tempo. Il titolo della mostra vuole proprio evocare l’esistenza di un “tesoro” nascosto quanto significativo, debitamente selezionato dai curatori, su cui è stato necessario “accendere le luci” per far sì che emergesse in tutta la sua bellezza e il suo valore che raccontano di “un secolo di fervore innovativo, di strappi culturali e non solo, di tragedie e di ricostruzioni” come ha spiegato il sovrintendente della Toscana Cristina Acidini.

Inoltre, la rassegna ha fornito l’occasione per restaurare un numero consistente di opere: ben 88 su 120, infatti, sono state oggetto di restauro conservativo con un impegno sia economico che logistico non indifferente, sotto il coordinamento della vicedirettrice della Galleria Rossana Morozzi. Nel corso degli anni è stata data molta più visibilità alle opere dei macchiaioli – una delle collezioni più importanti al mondo storicamente e qualitativamente – all’ombra delle quali hanno vissuto numerosi capolavori novecenteschi, fiore all’occhiello del Museo, che però non hanno mai trovato un’adeguata collocazione. Ma ora a celebrare i cento anni di attività della Galleria c’è anche l’“altro” Palazzo Pitti: Felice Carena, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Gino Severini, Giuseppe Capogrossi, Guido Peyron, Ottone Rosai, Corrado Cagli e molti altri ancora che nella mostra si alternano agli esponenti del gruppo del Novecento toscano, prevalenti per quantità, come Baccio Maria Bacci, Giovanni Colacicchi e gli altri compagni vicini al clima della rivista Solaria e al ritrovo canonico della cultura fiorentina, il caffè delle “Giubbe Rosse”, che resero la città negli anni Venti un fertile centro di incontro dei migliori artisti e intellettuali italiani.

Era il 1896 quando si avvertì l’esigenza di poter contare anche a Firenze, così come a Roma e Venezia, su una Galleria che prendesse in considerazione i nuovi nomi legati all’arte moderna. La raccolta dei lavori di importanti esponenti della cultura ottocentesca toscana, soprattutto macchiaiola, doveva quindi trovare degna collocazione in un percorso che comprendesse anche le novità delle correnti contemporanee. Da allora si sono susseguite diverse fasi storiche sempre alla ricerca di uno spazio adatto a mostrare la collezione che si andava formando e che cresceva di anno in anno, finendo col comprendere i più grandi nomi dell’arte figurativa italiana del Novecento. Nel ripercorrere la storia delle acquisizioni della Galleria la mostra si conclude proprio con le ultime volute dalla Commissione negli ultimi trenta anni della sua attività, dal 1985 ad ora: tra queste Confidenze di Armando Spadini, la Mascherata di Mario Cavaglieri, già in collezione Longhi, e una bellissima Veduta di Grizzana di Giorgio Morandi, dedicata all’amico Ragghianti.
120 opere, dunque, per “passeggiare” nel ‘900 con le “luci” accese in compagnia dei suoi più grandi interpreti.