“Se mi annulli non vale”. Parafrasando una nota canzone, l’Arcigay scende in piazza per protestare contro l’annullamento delle trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero. Un centinaio di persone si è dato appuntamento sotto la prefettura di Bologna, per chiedere il riconoscimento dei diritti della comunità Lgbt. Hanno tappezzato le pareti di post-it e ballato sulle parole di Julio Iglesias, davanti a una decina di carabinieri mandati a presidiare l’entrata dell’edificio. Un presidio per attirare l’attenzione del prefetto Ennio Mario Sodano, che come in altre città, su indicazione del ministro dell’interno, Angelino Alfano, ha ordinato al sindaco Virginio Merola di non proseguire con la registrazione delle nozze. “Non si cancellano i diritti con un tratto di penna, perché dietro a quei nomi sul registro comunale ci sono delle persone” ha detto il presidente dell’Arcigay di Bologna, prendendo la parola al megafono.”Vogliamo riprenderci i diritti che ci spettano nel lavoro, la sanità il welfare, la scuola”  di Giulia Zaccariello