Vacanze e auto messe a disposizione di funzionari pubblici in cambio della commessa. E liste di aziende “amiche” a cui affidare opere milionarie. A cinque giorni dall’assoluzione della commissione Grandi rischi, i cui componenti secondo l’accusa avevano sottovalutato il rischio sismico all’Aquila, in Abruzzo spunta una nuova inchiesta sul post-terremoto. Stavolta a ricevere gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati undici tra imprenditori, funzionari comunali e un tecnico valutatore dei danni, che secondo i sostituti procuratori Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli hanno dato o ricevuto tangenti per l’affidamento dei lavori di puntellamento dei danni post-sisma. Lavori che, invocando l’urgenza di mettere in sicurezza gli edifici, furono affidati a chiamata diretta e senza appalto. Un affare, stando alle stime, da circa 500 milioni di euro, 200 dei quali gestiti dal solo Comune capoluogo. Le ipotesi di reato sono corruzione, turbativa d’asta e falso.

Nel registro degli indagati della Procura della Repubblica dell’Aquila sono finiti Antonio Leoncini, Luigi Finazzi, Claudio D’Alessandro, Carmine D’Alessandro, Walter D’Alessandro, Vittorio Fabrizi, Mario Di Gregorio, Renzo Parisse, Luca Pelliccione, Giuseppe Galassi, Carlo Cafaggi.

Secondo quanto riferito da Abruzzoweb, dalle intercettazioni telefoniche emerge che Leoncini, geometra del settore Emergenza sisma e ricostruzione del Comune dell’Aquila, avrebbe ricevuto in “regalo” una vacanza a Tenerife, una Mercedes Glk e una Mini Cooper. in cambio dell’assegnazione all’imprenditore aquilano Walter D’Alessandro dei lavori per opere provvisionali nella frazione di Coppito, per i marciapiedi di Sassa e per l’edificio dell’ex Banco di Napoli in piazza Duomo. Il dirigente comunale Di Gregorio avrebbe invece ricevuto da Claudio D’Alessandro un elenco di società fiduciarie “per ottenere in via preconcertata gli inviti di gara e quindi preconfezionare il contenuto delle offerte, solo simulatamente riconducibili a terzi soggetti giuridici”. D’Alessandro ha poi ottenuto “l’aggiudicazione della gara in favore proprio o di suoi parenti o di ditte con le quali i D’Alessandro avevano stretto rapporti di collaborazione”. Cafaggi, Pelliccione e Parisse, avrebbero “attestato falsamente l’esistenza di un verbale di sorteggio” relativo a una estrazione in realtà mai svolta.

Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha detto di sperare “che anche stavolta venga fatta chiarezza”, ma “se qualcuno sbaglia è giusto che paghi a cominciare dal sindaco”. Il primo cittadino, tornato in sella dopo essersi dimesso per una bufera giudiziaria legata anch’essa alle tangenti sul post-sisma, ha ammesso che “il Comune dell’Aquila è il più assoggettato” ma ha ribadito di avere “fiducia nella magistratura”: “Ripeto quello che dissi quando arrivò l’avviso di garanzia al mio ex assessore Ermanno Lisi, dissi che avevo fiducia ed è notizia di oggi che è stato assolto”.