“Mai entrata in un sexy shop nella mia vita, ho la certezza di non aver fatto io quella spesa del vibratore. Qualcuno del mio staff? Se è così sarà cacciato”. Così la consigliera regionale Pd dell’Emilia Romagna, Rita Moriconi, indagata per peculato (per un doppio rimborso da 83,5 euro per l’acquisto di un sex toy) nell’inchiesta sulle presunte spese ingiustificate della Procura di Bologna, ai microfoni de ‘La Zanzara‘ (Radio24) ha preannunciato quello che poi è avvenuto.”Da oggi sono disoccupato, mi dovrò cercare un nuovo lavoro. Nell’azienda di trasporti dove lavoravo non era possibile andare avanti, troppo imbarazzo per la storia del sex toy”. A parlare è Rosario Genovese, l’ex collaboratore del gruppo regionale del Pd in Emilia Romagna che ha ‘confessato di avere fatto acquisti in un sexy shop a Reggio Emilia, finiti tra i rimborsi del consigliere Rita Moriconi. “Sono stato io – prosegue – e ho fatto una cazzata, un errore madornale e gravissimo. Con tutti gli scontrini che avevo in tasca mentre preparavo i rimborsi è finito dentro, probabilmente non c’era scritto sexy shop sopra. Poi è stato anche conteggiato due volte. Doppia cazzata”. “Tutti parlano del vibratore – dice ancora Genovese -, ma non era un vibratore. Sono passati quattro anni, non ricordo più. Forse delle palline, un frustino, delle manette. Non una cosa sola, più cose. Sicuramente non un vibratore”  collaborazione di Gianfo Franchi

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