L’arrivo sulla panchina dell’Inter di Roberto Mancini al posto di Walter Mazzarri è una rondine. Annuncia che è scoccato il tempo del disgelo tra Erick Thohir e Massimo Moratti. Perché la decisione finale è spettata al magnate indonesiano ma il pontiere per riportare lo jesino alla Pinetina – come raccontato in un retroscena de La Repubblica – è stato il petroliere milanese, che lo ha incontrato giovedì sera. Sibillino il commento dell’ex patron, subito dopo l’esonero: “Se ho consigliato Thohir? Certamente aveva in mente di farlo lui”. Non una smentita, insomma.

Disgelo, ma primavera lontana – Due settimane fa a Cesena, dove Mancini sedeva in tribuna, il primo contatto. Poi la decisione è probabilmente maturata lunedì, quando Thohir e Moratti si sono incontrati dopo il pareggio interno contro il Verona. Un faccia a faccia dettato dall’esigenza di trovare nuovi nomi per il consiglio d’amministrazione e un modo per finanziare le casse del club, ma a conti fatti non solo. La via per garantire liquidità all’Inter sarà quella di iniettare denaro, ognuno per la sua parte, proprio ora che Moratti torna ad avere un ruolo attivo nelle decisioni tecniche. Un rimedio per sollevare i nerazzurri che il socio di minoranza aveva suggerito già il giorno dell’approvazione del bilancio, alla vigilia della rottura tra i due e dell’addio dell’ex patron alla carica di presidente onorario. Ora sembrerebbe tornato il sereno, annunciato da un nome gradito a tutti. Ma la primavera è ancora lontana, sotto il profilo economico e quello tecnico.

Quanto costa l’addio – In una situazione nella quale l’Inter ha bisogno di 50 milioni di euro, il divorzio con Mazzarri aggiunge una spesa importante. L’allenatore toscano aveva rinnovato a luglio, legandosi alla società di corso Vittorio Emanuele fino al 2016. Contratto da 3,5 milioni netti a stagione. Una decisione autonoma di Thohir, la prima, che ora suona come un grave errore. Al quale lo stesso indonesiano ha deciso di rimediare quattro mesi dopo inserendo la retromarcia di fronte a un cammino verso la Champions piuttosto accidentato. E ora è probabile che parta un braccio di ferro serrato sulla rescissione. Se l’accordo non si dovesse trovare e Mazzarri non si accasasse altrove, ipotesi remota nel lungo periodo, l’Inter dovrebbe sborsare circa 20 milioni di euro per coprire gli ingaggi (lordi) dell’ex allenatore e del suo staff. Numeri desumibili dal bilancio 2013/14, dove alla voce Compensi contrattuali allenatori e tecnici è annotato 11.938.000 euro.

Mancini ‘dimezzato’ – Ancora incerte invece le cifre sotto le quali Mancini ha firmato questa notte. Secondo le prime voci, il contratto si aggira attorno ai 3,5 milioni di euro fino a giugno 2017. Ma pare che il tecnico marchigiano abbia chiesto una possibilità di uscita al termine di questa stagione, legata probabilmente agli obiettivi che riuscirà a raggiungere. Il pedigree di Mancini del resto è importante, sia sotto il profilo economico (al City guadagnava 7 milioni di euro a stagione, quattro al Galatasaray) che dell’immagine. Non a caso proprio nelle scorse ore aveva rispedito al mittente il primo giro di corte della Federcalcio azera, in cerca di un grosso nome da appagare con un ricco ingaggio per sostituire il dimissionario Berti VogtsL’Inter è il giusto compromesso, oltre che la panchina sulla quale Mancini si è affermato in chiave internazionale.

Obiettivo Champions – Il primo fondamentale passo è ricompattare l’ambiente, sfibrato da 17 mesi di gestione Mazzarri nel corso dei quali è sempre mancato il feeling. Milan e Roma sono due avversarie davanti alle quali Mancini è chiamato a mettere in atto una terapia d’urto. Stimolare il gruppo, ora spalle al muro, per provocare una reazione. Poi verrà la parte più difficile: centrare l’obbiettivo Champions. Una questione non solo di prestigio ma anche di sopravvivenza economica. Con un piano di ristrutturazione del debito da lacrime e sangue, l’Inter ha bisogno di ossigeno che solo il più importante palcoscenico europeo potrà garantire. Ma allo stesso tempo Thohir non ha valigie di milioni da investire né per correggere la squadra in corsa a gennaio né nella prossima estate per provare ad avvicinare il livello dei club stranieri. Mancini garantisce credibilità internazionale al progetto ma riveste un ruolo delicatissimo. È l’uomo chiamato a evitare che il cane si morda la coda.

Twitter: @AndreaTundo1