miur-relazione-675Il caso di Antonio Agostini, il segretario generale del ministero dell’Ambiente appena nominato a capo dell’ispettorato per la sicurezza nucleare e ora in odore di revoca, chiarisce bene perché l’Italia sia purtroppo destinata al disastro.

Agostini, oltre a non avere nessuna competenza specifica in materia di atomo, è stato al centro di una lunga inchiesta dei nostri cronisti Thomas Mackinson e Andrea Palladino sullo sperpero di centinaia di milioni di euro di fondi europei destinati alla ricerca. Dopo quel lavoro giornalistico, scattato grazie a un dossier anonimo arrivato in redazione, si sono mossi anche gli ispettori del Tesoro che hanno certificato bontà e fondatezza dei riscontri trovati da ilfattoquotidiano.it.

Davvero quando Agostini lavorava al ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca si è dimostrato “inadeguato a gestire programmi così complessi” tanto che i finanziamenti Ue sono stati erogati “con profili di illegittimità suscettibili di determinare una configurazione di danno erariale e circostanze penalmente rilevanti”.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, fin qui noto più che altro per essere stato il commercialista di Pierferdinando Casini, lo ha però scelto lo stesso per il nucleare. E una settimana fa la maggioranza, con il Partito Democratico in testa, ha ratificato la sua nomina nelle commissioni di Camera e Senato. Il parere favorevole è stato concesso anche se deputati e senatori sapevano pure che erano in corso indagini della corte dei Conti e dell’ufficio antifrode europeo.

Ora però il Pd cambia idea. Il fatto nuovo è, secondo Ermete Realacci e Gugliemo Epifani, la notizia dell’avviso di chiusura indagini notificato ad Agostini dalla procura di Roma in cui si ipotizzano i reati di abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Nel documento della magistratura vi è ben poco di inedito rispetto a quanto scritto da questo giornale e dagli ispettori del Tesoro.

I nostri sedicenti rappresentanti dimostrano insomma di essere solo capaci di delegare ai giudici la selezione delle classi dirigenti. Il lavoro di controllo sull’operato dell’esecutivo non lo fanno. O più semplicemente, quando si tratta di verificare le scelte di chi li può nominare di nuovo in Parlamento, non lavorano.

Chi sta al governo invece amministra la cosa pubblica come non fosse sua: è infatti ragionevole ritenere che nella propria attività di commercialista Galletti bene difficilmente avrebbe affidato incarichi delicati a collaboratori ritenuti “inadeguati” e sospettati di aver regalato agli amici e sodali i fondi dello studio.

Per questo non c’è da stare tranquilli: con una classe politica così l’unico verso che l’Italia può cambiare è quello che dalla tempesta porta al naufragio. Certo, se si va a fondo anche chi viaggia in prima classe non si salva. Ma questo, se non ci si chiama Tafazzi, come consolazione non basta.