Ricordate la promessa di Matteo Renzi di togliere il segreto ai “misteri d’Italia”? C’è qualcuno che gli chiede conto della promessa. È Paolo Bolognesi, a nome dei familiari delle vittime delle stragi e della Rete degli archivi per non dimenticare. Presidente dell’Unione dei familiari e ora anche deputato Pd, ha ripetutamente chiesto un incontro al presidente del Consiglio, per porre alcune domande sui documenti che dovrebbero diventare pubblici. “Per evitare che un fatto importante come la tua direttiva si risolva, come in altre occasioni, in un modo per aggirare la richiesta di verità dei cittadini e dei familiari delle vittime”. La direttiva di Renzi dell’aprile 2014 assicurava “un versamento della documentazione relativa alle stragi di piazza Fontana (1969), Gioia Tauro (1970), Peteano (1972), Questura di Milano (1973), Brescia (1974), Italicus (1974), Ustica (1980), stazione di Bologna (1980), rapido 904 (1984)”.

Ora, ricorda Bolognesi, si aprono alcuni problemi. I più concreti sono quelli organizzativi e di spazio: dove “versare” i documenti? All’archivio centrale di Stato o a quelli periferici? E dove trovare lo spazio per conservare carte che occuperanno spazi imponenti? “Appare utile utilizzare le caserme dismesse per creare nuove sedi per gli archivi di Stato”, suggerisce Bolognesi. Sarebbe un “grande giovamento anche in termini di risparmio sugli affitti delle sedi attuali”. Poi ci sono i problemi più sostanziali: che cosa sarà davvero declassificato? E chi deciderà che cosa declassificare? Perché esistono “fatti di terrorismo e stragi (moltissimi!) che non riguardano le stragi oggetto della direttiva”. Questi come saranno valutati? “Occorrerebbe ragionare su declassifiche progressive e versamenti unitari”, dice Bolognesi, “non per fatto singolo, ma in relazione a tutto ciò che interessa quell’arco di tempo (1969-1984), circa i fatti che coinvolgono persone o organizzazioni presenti in quel periodo, implicati nelle vicende di terrorismo e stragi”.

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La domanda delle domande però è: chi decide su quali documenti togliere il segreto? Marco Minniti, sottosegretario con delega ai Servizi segreti, a settembre, al Premio Alpi, non solo ha annunciato la de-classificazione di tutti i documenti relativi all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Krovatin, ma ha anche parlato di “70 metri lineari di documenti dei servizi segreti, relativi alle grandi stragi avvenute tra il 1969 e il 1984, che – in base alla direttiva – sono pronti per essere declassificati e versati all’archivio centrale dello Stato”. Francamente, 70 metri sono davvero pochi per una storia così lunga e così travagliata e complessa. E allora: “Da chi era composta”, chiede ora Bolognesi, “la Commissione che si è occupata di selezionare” quei 70 metri? Oltre alle carte dell’intelligence, la direttiva riguarda i documenti anche di altri enti produttori (la Farnesina, il ministero dell’Interno, quello della Difesa…). Quali sono gli enti produttori interessati? Come si sta procedendo? Che tempi sono previsti? E ancora: i documenti saranno digitalizzati?

Infine, la domanda delle domande: “Chi deve declassificare e depositare è lo stesso che fino a oggi ha classificato, con sue valutazioni, e coperto i documenti. Quali garanzie possiamo avere che il materiale depositato sia la totalità del materiale? Come sarà possibile controllare?”. Sarebbe per questo opportuno inserire, “nella commissione prevista dalla direttiva, figure quali magistrati, rappresentanti delle associazioni di vittime di stragi e terrorismo e un rappresentante della Rete degli archivi per non dimenticare”. Renzi ha fatto sapere a Bolognesi di avere molto da fare. Per ora, nessuna risposta e nessun incontro.

Twitter: @gbarbacetto

Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2014