L’azienda, oberata da 1,8 miliardi di debiti, ha raggiunto nel luglio scorso un accordo con le banche, che entro i primi mesi del prossimo anno ne diventeranno proprietarie convertendo i loro crediti in quote azionarie. Ma secondo l’amministratore delegato di Sorgenia, Andrea Mangoni, la società energetica del gruppo Cir non è stata affossata solo dai “suoi errori”, peraltro ammessi dallo stesso presidente di Cir Rodolfo De Benedetti. Mangoni, partecipando a un convegno a Milano, ha detto infatti che gran parte della colpa va alla scarsa concorrenza del mercato italiano. Sorgenia, è la sua tesi, “ha pagato negli ultimi anni un prezzo straordinario anche per l’assenza di un mercato realmente libero, dove a dominare sono soprattutto le rendite di posizione“.

“Ora, completata la ristrutturazione della società – ha continuato Mangoni – ci aspettiamo che si volti pagina e che ci siano regole certe che garantiscano una equa competizione. Stiamo correndo il rischio paradossale di distruggere l’industria termoelettrica, tra le più all’avanguardia in Europa”. Indice puntato, in particolare, contro una serie di interventi politico-regolatori varati negli ultimi anni, dalla connessione con il Montenegro ai ritardi nella realizzazione del cavo Sicilia-Calabria, dai sussidi al carbone “pulito” in Sardegna a quelli per le vecchie centrali a olio. Decisioni che avrebbero progressivamente ridotto gli spazi di mercato.

Parlando della remunerazione dei servizi di flessibilità per le centrali termoelettriche, poi, Mangoni ha lamentato l’assenza di un meccanismo di mercato che difenda gli impianti più efficienti e flessibili a garanzia della sicurezza del sistema e senza costi aggiuntivi in bolletta. “In questo gioco di resistenza il rischio è che sopravvivano le rendite di posizione e non gli impianti migliori”.

Intanto procede l’iter per la ristrutturazione del debito e il passaggio del controllo alle banche, che convertiranno 600 milioni di crediti in quote azionarie ottenendo in cambio il 98% del gruppo. Un iter da cui soci storici usciranno con una lauta buonuscita. L’intesa di luglio prevede infatti che, una volta rimborsato il debito e ottenuta una remunerazione del 10% sul capitale investito, le banche girino Cir e all’altro socio, l’austriaca Verbund, il 10% della eventuale plusvalenza (cioè il guadagno netto) che otterranno cedendo la società risanata. “Noi abbiamo firmato l’altro ieri” l’accordo di ristrutturazione sulla base dell’articolo 182 bis del Codice civile e “le banche hanno iniziato a firmare ieri”, ha detto Mangoni. “Non appena l’ultima banca avrà firmato verrà fatto il deposito. Il problema è risolto”. Secondo l’ad è “ragionevole” che l’accordo venga omologato ”in qualche settimana, e fatto questo procederemo all’aumento di capitale e quindi avremo la nuova Sorgenia, una nuova struttura finanziaria e nuovi azionisti”, rappresentati dalle banche creditrici.