Direzione inutile e senza senso”, la minoranza del Pd commenta così l’assemblea indetta ieri nella sede del partito a largo del Nazareno, convocata a tarda sera e accompagnata dalla pioggia battente. “Poteva avere un valore se si faceva prima dell’incontro con Verdini e Berlusconi”, afferma il deputato Alfredo D’Attorre. La direzione termina senza un voto. “Renzi aveva già avuto un mandato su tutti i temi, abbiamo in maniera trasparente aggiornato il cronoprogramma”, spiega Matteo Orfini, presidente del Pd. Legge elettorale, delega lavoro, per i dissidenti non ci sono novità sul merito. “Se ci sarà un voto di fiducia sul Jobs act ci saranno dei problemi” osserva Stefano Fassina. “Questa legge elettorale porterà ad un Parlamento di nominati”, spiega ancora D’Attorre. Dopo l’incontro a palazzo Chigi tra Renzi e Berlusconi esce un comunicato congiunto che certifica la solidità dell’accordo, ma sul premio di maggioranza e soglie di sbarramento il Cavaliere rimane sul vago. “Ci doveva essere una rottura, in seguito all’ultimatum del premier, ma la partita è un’altra”, spiegano i parlamentari della minoranza Pd. “Berlusconi ha questa fantasia sul Colle, è difficile giudicare un patto se è segreto”, aggiunge polemico Pippo Civati. Ma dall’ala renziana arrivano rassicurazioni. “Nulla di quello di cui si è discusso a quel tavolo non è stato ratificato in una direzione precedente”, assicura Emanuele Fiano. “Il patto è solido, ci sono questioni aperte su cui si discuterà in Parlamento, ma come è normale” sostiene il vicesegretario Lorenzo Guerini. E Luigi Zanda ci metta la mano sul fuoco: “Entro l’anno avremo la legge elettorale, con la soglia di sbarramento al 3%”  di Irene Buscemi