In un Paese civile delle persone che salgono sul tetto della macchina, ti sfasciano il vetro, cercano di prenderti a pugni e poi vanno in tv a dire che lo rifanno, vengono messe in galera. Sul momento“. Sono le parole del segretario della Lega Nord Matteo Salvini a “Porta a porta”, su Rai Uno, a proposito delle contestazioni subite da alcuni esponenti dei centri sociali in un campo nomadi a Bologna. “Chi sfascia macchine e vetrine dei negozi” – continua – “non fa politica, ma è un delinquente. E va in galera. Era un mio dovere andare a verificare in quel campo come vanno spesi i soldi pubblici”. E spiega, mostrando alcuni fogli: “Da anni gli italiani stanno pagando le bollette della luce e dell’acqua a questa gente. Il signor Giovanni, a San Felice sul Panaro, vive da due anni in una roulotte dopo il terremoto e deve pagare la Tari: 55 euro. Io non tollero il razzismo al contrario. Non tollero che ora qualche migliaio di immigrati, e non profughi, stia guardando la tv in alberghi anche a tre stelle, mentre ci sono italiani che dormono in macchina o in cantina”. Alla domanda di Bruno Vespa che gli chiede perché la Lega si è “tirata fuori dal processo” all’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, risponde: “Mi hanno detto che i tribunali italiani sono talmente intasati che avremmo perso soldi e non avrei avuto una lira. Belsito mi ha già fatto un danno di immagine che non ne esco più. La verità è che non abbiamo più tanti soldi, forse perché sono stati gestiti male prima. In Svizzera sarei andato avanti, in Italia per il momento mi arrendo“. Sul futuro della presidenza della Repubblica, il segretario della Lega dichiara: “Noi abbiamo dato fiducia a Napolitano all’inizio del mandato, ma non abbiamo avuto le risposte che ci aspettavamo, come quelle sul federalismo e sulle riforme. Non sono un sostenitore di Napolitano, perché non ha difeso l’Italia aggredita dall’Europa e non ha detto nulla quando ci espropriavano la sovranità. Ma leggendo alcuni nomi non vorrei passare dalla padella alla brace. Quindi, gli direi: ‘Lassa lì, resta lì’di Gisella Ruccia