Un disastro ambientale dalle proporzioni ancora incalcolabili. L’onda di cherosene che, a causa di alcuni furti all’oleodotto Eni Civitavecchia-Fiumicino, scorre da giorni lungo il Rio Tre Cannelle e il Rio Palidoro sta contaminando decine di ettari in buona parte agricoli, trascinando con sé una coltre di pesci morti o agonizzanti. “La cosa agghiacciante – spiega Riccardo Di Giuseppe, responsabile dell’oasi Wwf del litorale romano – è che i cadaveri vengono mangiati da altri animali che muoiono a loro volta. Questo avvelenamento sta interessando tutta la catena alimentare a diversi livelli. Aironi bianchi, garzette, cormorani, germani reali, la biodiversità qui è veramente alta. C’è stato un danno ambientale senza pari”. E nella riserva naturale è a rischio purtroppo anche la produzione agricola. “Il sindaco – prosegue Di Giuseppe – ha stabilito il divieto assoluto di utilizzo dell’acqua per irrigare i campi e proibito la caccia nella zona poiché il pericolo è quello di trovarsi sul piatto carne intossicata”. E mentre Wwf, Lipu e altre associazioni cercano di salvare il salvabile la protezione civile cerca di contenere il danno. “Sono state messe delle barriere di assorbimento lungo i canali – spiega Alfredo Dioro, delegato del sindaco di Fiumicino alla protezione civile – soprattutto per evitare che il cherosene arrivi al mare. Stiamo anche aspirando con degli strumenti specifici il carburante”. L’ecosistema nella zona appare ormai morto. Istituzioni, associazioni e residenti stanno facendo di tutto per contenere il più possibile quella che sembra una vera e propria catastrofe ambientale  di Luca Teolato