E’ arrivato il mio compleanno e mi chiedo come ogni anno non se la vita mi abbia regalato qualcosa, ma se ho imparato qualcosa.
Invecchiare non è una colpa come la società ci insegna. Quante volte mi sono sentita dire “Beh, porti bene gli anni!” e dentro di me sentivo come se avessi ancora un po’ di tempo a disposizione per vivere, come se la vita mi desse ancora delle possibilità.

Il corpo è quello che ci serve per essere accettate, amate, benvolute?

C’è un testo di Eve Ensler che si chiama Il corpo giusto e parla dell’importanza che noi donne diamo alla nostra pancia imperfetta. La pancia è il nostro controllo e ha occupato gran parte della nostra attenzione, un’ossessione di molte donne, me compresa. Siamo convinte che se il nostro addome fosse piatto tutto andrebbe bene e saremmo salve. Ma la nostra pancia è la madre! Tutte noi detestiamo almeno una cosa del nostro corpo, come i glutei, le cosce, i capelli ecc. Siamo le vittime e le carnefici di noi stesse.

Mi alzo la mattina, mi guardo, mi osservo e ho un confronto all’americana fra me e lo specchio, tiro indietro la pancia più o meno da 48 anni, sperando non sia cambiato nulla dalla sera precedente. Ma perché mi devo vergognare di un po’ di pancetta, di una rughetta o di una pieghetta in più sul mio viso? Forse perché il capitalismo della bellezza ci insegue da quando siamo adolescenti.

Forse dovremmo avere più fiducia in quello che sappiamo fare, in ciò che la vita ci ha insegnato. Ho 48 anni e non mi sento “rotta” e non mi sentirò mai da rottamare solo perché gli anni saranno passati.

Voglio solo dire agli uomini, ai direttori delle riviste, a mio padre, ai registi, ai produttori, agli amici, ai chirurghi plastici, agli stilisti, ai creatori di immagini che io non ho paura! Temo solo che muoia la mia originalità imperfetta.