Per questo non voleva separarsi dalla borsa. Toglie quanto gli rimane dopo il viaggio nel deserto dell’Algeria. Alcuni quaderni senza pagine, un giornale di Algeri con la foto dei migranti morti sulla spiaggia e una bibbia in lingua Yorouba. Infine, come un trofeo, carezza un flauto di plastica color sabbia tostata. E comincia subito a suonare. Richard  ha 43 anni e non è sposato perché non ha i soldi per fare il matrimonio. Per questo parte dal suo paese. La Nigeria fa ricchi tanti altri ma non lui. Che non cerca la richezza e che solo non sa come sposarsi. Allora parte perché, gli dicono, in Algeria scorre latte e miele tra un cantiere e l’altro. Si stanca di guardare il mare da lontano. Lentamente alcuni passanti si avvicinano alla fonte della musica.Quando suona anche i pesci si avvicinano ad ascoltare. Neanche fosse un santo  entrato clandestino tra una frontiera e l’altra. Si nasconde e comincia a pregare con la borsa tra le mani come passaporto.

Il flauto lo ha salvato alla frontiera. I doganieri e la polizia di Stato gli hanno rubato tutto. Avrebbe potuto essere detenuto senza giudizio a tempo indeterminato. Ha preso il flauto di plastica e persino l’autista ha fermato il camion. Lo hanno lasciato continuare il viaggio fino all’altra sponda del deserto di sabbia. Nella notte del viaggio suonava per tenere lontani gli incubi. Il mattino dopo il flauto spuntava  dalla tasca interna dell’ indumento che indossava. Un vecchio impermeabile stinto per la stagione delle pioggie che non arriva. Richard mostra le foto a colori scattate ad Algeri. Alcuni cristiani clandestini posano nelle chiese protestanti. Il flauto torna a cantare e anche le porte della prigione si aprono senza rumore. I carcerieri gli regalano un pezzo di pane che non si nega a nessuno. Una bottiglia d’acqua lo accompagna fino al cancello di uscita. Il suo flauto ha fatto cadere le mura che proteggevano il dittatore del paese vicino.

Nessuno gli ha insegnato musica. E’il flauto che lo ha scelto come compagno in un giorno di vento. Richard lo dice come fosse un’evidenza storica. Suona per svegliare l’aurora quando le stelle tardano a migrare. Una sorgente ormai seccata ricomincia a fiorire. I sentieri si raddrizzano e le dune si spostano da una parte. Richard suona anche verso mezzogiorno. Le voci dei minareti ne custodiscono l’eco. Le palme si inchinano e persino i cammelli al pascolo iniziano a danzare. Richard non si è sposato perché gli mancavano i soldi per la festa. Ha perso tutto a parte la borsa. Torna senza niente in tasca e suona il flauto di plastica che ha trovato dove non ricorda. Gli altri viaggiatori commerciano frutta di stagione e vestiti usati. Richard non ha mercanzie da offrire. Dice che la sua musica non è in vendita. I regali autentici non hanno prezzo. Prima di andare canta sottovoce un gospel di contrabbando della Nigeria. Promette di chiamare una volta arrivato.

Mentre Richard ancora suonava arriva Blé. Scappato dalla guerra nel suo paese dal 2002. Fanno in tutto dodici anni di esilio dal nord della Costa d’Avorio. Scrive storie perché dice che vuole lasciare un’eredità ai suoi figli. Neppure ha terminato le elementari e racconta dei tempi che nessuno ha conosciuto. La saggezza della terra non ancora insanguinata dalla guerra. Fabbrica e dipinge pannelli pubblicitari per la Nestlé. Anche una compagnia telefonica locale si avvale del suo talento. Ha provato ad aprire un ristorante che ha chiuso poco dopo. Da sua moglie ha avuto solo figlie e per questo ne ringrazia Dio. Dice di voler tornare al paese per coltivare la terra che suo padre gli ha lasciato. I giovani partono lontano senza tornare. Non vuole venderla per nulla al mondo. E’ quanto di più prezioso gli rimane per curare il passare degli anni. Sua moglie è già partita e lui aspetta l’anno nuovo. La figlia maggiore si è sposata e vive in città. Con il flauto c’è un corteo disarmato.

Sono anch’essi attirati dalla musica di Richard. Mohamed e Oumar arrivano e assieme fanno poco più di trent’anni. Mohamed non ha detto nulla a sua madre e voleva raggungere l’Europa. La Sierra Leone gli ha offerto dieci anni di guerra civile e i diamanti rubati. Oumar torna in Senegal e dice di voler ricominciare a vivere. Tutti e tre partiranno domattina al suono del flauto.

Niamey, novembre 014