Quando si parla di Bryan Ferry è impossibile sfuggire ai luoghi comuni, è sufficiente farsi un giro sul web per capire quanto tutto sia stato già detto; per scoprire qualcosa di nuovo occorre semmai ascoltare il nuovo singolo (ammesso che di nuovo si tratti). Il marchio di fabbrica è, neanche a dirlo, il segno distintivo al quale è difficile sottrarsi: la voce è sempre quella, calda e leggermente roca, ancora in grado di sedurre e poi la melodia, al secondo ascolto, inesorabile, si stampa in testa.

Tutto qui? Nemmeno per sogno! Il 17 novembre esce, infatti, “Avonmore”, il nuovo disco. Una domanda: a sessantanove anni suonati è ancora possibile stupire? La risposta è ovvia ma prima occorre liberarsi delle zavorre personali (la moglie, di 38 anni più giovane, scaricata – a quanto pare – senza rimpianti) e subito dopo imbastire un album che ancor prima di essere ascoltato promette scintille. Basterebbe guardare il parterre di ospiti nuovamente radunati per rendersi conto “che suonerà come deve suonare”: Nile Rodgers, Johnny Marr, Marcus Miller. A mixare il tutto Craig Silvey: esistono presupposti tali per pensare che anche a questo giro “il ragazzo” abbia fatto centro?

Restano le parole, come detto, in random, ripetute all’infinito, per stabilire i contorni di un personaggio capace di ridefinire negli anni 70 la musica: ciò che Mark Bolan e David Bowie fecero del Glam Rock venne dai Roxy Music opportunamente rielaborato, anticipando buona parte di quanto avvenne successivamente. Ma leggetevi la scheda di Onda Rock curata ineccepibilmente da Davide Pezzi, la storia è un dato di fatto, ed è impossibile riassumerla in poche righe.

Della carriera solista restano alcune perle ma soprattutto i trenta milioni di album venduti; due i dischi da cercare in vinile: “Boys and Girls”, uscito nel 1985 e Bête Noir (1987), in ambedue i casi, la qualità non è un optional.

Numeri che confermano una sola cosa: Bryan Ferry ha scalato l’Olimpo della musica, ovvero quel picco cui poche, pochissime rockstar hanno raggiunto; da quella cima, lui e quelli come lui, “fanno e disfano”, nessuno osi contestare.

Forse la musica è direttamente proporzionale allo stile? “Il Nostro”, inutile dirlo, è un Re: bello, fascinoso, elegante … quelli che un giorno potrebbero aspirare alla sua corona sono da ricercare con il lanternino. Qualche nome? A venire alla mente, un certo Nick Cave benché musicalmente distante, ha classe da vendere. Restando ancorati a “Re Inkiostro”, forse l’ex compagno di merende Blixa Bargeld? Certi gessati indossati, gridano vendetta, tanto da chiedersi se la sartoria situata in Saville Row a Londra di cui è cliente, sia la stessa che confeziona gli abiti dell’ex Roxy Music.

Ma torniamo all’origine. Al giorno d’oggi sentirlo parlare è un piacere; nell’intervista concessa a Repubblica, a proposito di stile, dice: “A undici anni andavo ai concerti di Count Basie e rimanevo incantato dagli orchestrali in smoking. Poi sono arrivati Eddie Cochran, Buddy Holly e Elvis. Molto ho appreso da Fred Astaire e Cary Grant”.

Prendete nota, care rockstar in erba, tenendo però presente la prima regola, e forse la più importante: “Lo stile ancor prima dell’abito, è dato dall’avere qualcosa da dire”. Parola di Bryan Ferry.

Del disco in uscita ne parla in termini entusiastici, anticipando di fatto nuovi e futuri scenari; della serie: non è un album per vecchi. A tale riguardo afferma: “Sebbene storicamente ami le ballads, il suono è elettrico e prepotente – e continua – Johnny Marr alle chitarre non è nuovo nei mei dischi, non è stato chiamato per caso”. E come non essere d’accordo? L’ex Smiths annunciato in splendida forma è anche co-autore in un pezzo.

Per non continuare a ripetere ciò che i comunicati stampa diffondono in merito al disco, il solito dj qualunque “dovrebbe svoltare nel gossip” connesso a Bryan Ferry, rivelando magari il nome della già citata sartoria in Saville Raw ma anche quello del calzolaio che gli confeziona le Brogue.

9 canzoni 9… gridando vendetta

Lato A

I Believe in You • Talk Talk

From Your Favorite Sky • I Am Kloot

Squalor Victoria • The National

City Sickness • Tindersticks

Lato B

You Only Disappear • Tom McRae

You Never Loved This City • Piano Magic ft. Brendan Perry

Vocal • Madrugada

Brompton Oratory • Nick Cave

One • ANBB