In soli 6 mesi è diventata la serie di produzione Sky più vista di sempre: premi ricevuti in Festival italiani e non e il plauso della critica ne hanno spianato la strada, poi il passaggio nei cinema. Ora il cerchio mediatico si (s)chiude con l’uscita homevideo degli episodi che hanno fatto tremare anche il cuore di un pubblico nuovo a questo genere

Nelle 2 ore di contenuti speciali del cofanetto uscito in homevideo ci sono lunghi backstage dove parla anche l’operatore di macchina da presa. Dettaglio tutt’altro che banale quando si tratta di videoracconti dai set. Ma il pezzo forte, il più interessante per la genesi del fenomeno mediatico Gomorra – La serie è l’ideatore Roberto Saviano che in versione doc porta lo spettatore dal divano di casa a quel suo mondo scomodo, da combattere. Fatto di Vele, omertà, pistolettate e sacchetti bianchi, che dalla vergogna delle cronache si è trasformato per magia in nuovo orgoglio televisivo italiano. Sì, perché i numeri divorati tutto sommato inaspettatamente dalla serie hanno dello sbalorditivo: andata in onda su Sky tra maggio e giugno ha portato una media di 700.000 spettatori a puntata con picchi da 1 milione. In estate ha conquistato critica e pubblico in Inghilterra, Germania e Spagna, dove la prima puntata è arrivata a 1.300.000 spettatori. I tedeschi del Der Spiegel hanno addirittura invitato allo scisma il più incallito pubblico di crime con un «Dimenticate i Sopranos, ecco i Savastanos». Al conteggio attuale i 12 episodi sono stati venduti a più di 70 paesi, compresi i concorrenti maggiori degli Usa.

Le conferme più piacevoli arrivano dai premi ricevuti alla Mostra del Cinema di Venezia, tra i quali quello a Maria Pia Calzone, la carismatica moglie del boss, Imma Savastano, da protagonisti che da un quasi anonimato sono emersi in grande, come Marco D’Amore, preparazione da Accademia d’Arte Drammatica, faccia furba e lava e ghiaccio nelle performance – anche in quella del recente Perez – o dalla rivelazione Salvatore Esposito, il pulcino di casa Savastano Genny, destinato a divenire sparviero. Il Roma Fiction Fest con i suoi 4 premi assegnati e la presentazione al Festival di Toronto sono altre tappe onorevoli del lavoro realizzato da una crew di regia supervisionata da Stefano Sollima, ormai esperto di crimine in macchina da presa avendo alle spalle la serie Romanzo Criminale e il film ACAB. Con lui due neofiti del genere a comporre un gruppo dal modus operandi di stampo oltreoceanico rivoluzionario per un set dello Stivale: Francesca Comencini e Claudio Cupellini. Per la prima volta in Italia tre registi lavorano allo stesso set coprendo mansioni specifiche e alternandosi alla regia per ogni episodio, accostandosi molto a un lavoro di studio system. Anche di questo si parla negli Extra di Dvd e Blu-Ray della serie del momento.

La tv supera il cinema in questo caso, tanto che dalle 200 sale italiane che tra settembre e ottobre ne hanno proiettato in 4 date evento gli episodi, il responso del box office non ha superato il sesto posto. Risultato comunque notevole per un one-shot che fa pensare a quanto tanta grande drammaturgia filmica sia scivolata dalle sale finendo nei media casalinghi e dilagando in episodi e stagioni a discapito del binomio poltrone/grande schermo. Molti gridano alla morte del cinema (nella qualità e nella fruizione). Ma sarà soltanto un momento di alternanza di supremazia tra i due media o qualcosa di più profondo?

Interrogativi esistenziali sul futuro dei media a parte, di certo c’è che questo grande entertainment ha attirato l’attenzione anche di fette di pubblico femminile, solitamente poco avvezzo a spettacolarizzazioni di violenza. Vuoi per il physique du rôle di D’Amore, o per il taglio quasi shakespeariano di una madre/regina che esilia il figlio amletico per farne un piccolo Macbeth partenopeo, affiancato da un novello Iago fedele. Potrebbero essere una motivazione, chissà. Il dubbio viene a sentir giocare giovanissimi in strada, che soprannominandosi con i vari Ciro Di Marzio, Don Pietro e Salvatore Conte, travisino in mito la lezione di legalità di Saviano offrendo il fianco a possibili distorsioni. La letteratura di Saviano va oltre la cronaca per raccontare con giustizia, ma data l’indubbia fascinazione narrativa ed estetica amalgamata a realtà che devono essere combattute da Stato e cittadini, questo Gomorra sarà esempio o monito?