Sensibile alla piazza e alle proteste dei suoi elettori, già a seguito delle manifestazioni di giugno 2013, Dilma Rousseff aveva aperto a una serie di riforme. Tra queste, nel patto in cinque punti presentato all’epoca, anche un capitolo dedicato alla riforma della politica. Ora, dopo una campagna elettorale dura e dalla quale la presidentessa brasiliana è uscita eletta ma molto provata, Dilma potrebbe dare appoggio considerevole a un’istanza che viene dal basso, per cercare di risolvere uno dei problemi più sentiti dai suoi concittadini e accontentare molti dei suoi elettori delusi.

Si tratta di un progetto di legge, protocollato lo scorso giovedì alla Camera, che prevede la convocazione di un’assemblea costituente con l’esclusiva missione di ristrutturare la politica verdeoro. A decidere se dovrà essere questa struttura creata ad hoc a disporre le necessarie riforme, sarebbero gli stessi elettori, che si esprimerebbero attraverso un referendum. Al momento sono 185 i deputati di vari partiti che hanno firmato per la presentazione e ne appoggeranno l’approvazione. Se il progetto ottenesse i favori del parlamento, gli elettori dovranno dunque votare si o no alla seguente domanda “Sei a favore di una costituente esclusiva e sovrana sul sistema politico?”. A quel punto l’assemblea, dovrebbe essere convocata entro un massimo di due anni, avere questo unico scopo e il mandato dei costituenti estinguersi subito dopo aver presentato le conclusioni.

Lo scorso 7 settembre in un plebiscito simbolico organizzato dai vari soggetti a favore della creazione della costituente, tra cui sindacati, associazioni e movimenti, furono ben 7,7 milioni di cittadini a recarsi alle urne. In quell’occasione il 97% si dichiarò favorevole. Si trattava però di una prova generale e in uno scenario politico completamente diverso. E’ vero si che la presidentessa Dilma ha solo recentemente manifestato il suo appoggio alla causa, ma è anche vero che la votazione potrebbe portare a una vera battaglia in parlamento, dove l’opposizione è stavolta molto consistente, galvanizzata dal risultato elettorale e sempre più compatta. In linea con l’azione portata avanti anche a giugno 2013 sulla necessità di una riforma, Dilma ha dichiarato che il processo di consultazione popolare è essenziale perché si faccia una buona riforma politica. Oggi come all’epoca la dichiarazione della ‘presidenta’ ha incontrato una forte opposizione: “La riforma politica è necessaria ma chi deve farla è il congresso nazionale”, hanno liquidato i principali partiti di opposizione.

Il nuovo congresso venuto fuori nelle elezioni di ottobre è il più conservatore dal 1964, anno del golpe militare. Più che in qualsiasi altro momento dunque, una riforma politica con l’obiettivo di contrastare l’influenza del potere economico nelle democrazia brasiliana o che cerchi di eliminare l’enorme gap tra la società e le istituzioni, difficilmente sarà approvata. I conservatori brasiliani, noti per una visione molto elitaria e classista della società, sono poco inclini a cedere troppi strumenti di partecipazione al popolo e potrebbero infatti fare di tutto pur di affossare immediatamente la cosa in parlamento. Quanto questo sia possibile è dimostrato dal fatto che la maggioranza è andata sotto alla Camera, dove il centrodestra è riuscito a bloccare il decreto presidenziale proprio sulla “Politica nazionale di partecipazione sociale” appena tre giorni dopo le elezioni vinte dal Pt.

Come emerso chiaramente durante la campagna presidenziale, nella società così come in parlamento, si scontrano due visioni del Paese del tutto diverse, opposte e distanti tra loro. Una contrapposizione da sempre caratteristica del Brasile e che dopo tre mandati al governo del Pt e un quarto all’inizio, ha raggiunto una parità politica numerica. Lo squilibrio resta però a livello economico e sociale, e il centrodestra lotterà per mantenere lo status quo. Intanto in rete e sui social network sono nati siti e pagine di sostegno alla “presidenta” e probabilmente una grande manifestazione di appoggio alla proposta di costituente, venga organizzata nel giorno dell’inaugurazione del nuovo mandato per Dilma a gennaio. E non c’è dubbio che ne abbia davvero bisogno.

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