Regola numero uno: mai sottovalutare il web. Qualcuno, già all’indomani della messa in onda dell’inchiesta di Report sullo sfruttamento delle oche in Ungheria per la produzione delle piume, aveva ipotizzato la strategia di Mr Moncler: negherà. E così è stato. Caro Remo Ruffini, mentre ci lasciavi le piume, ti sei affidato a sterili comunicati stampa (forniture tutte regolari) invece di accogliere i suggerimenti di qualche guru del marketing e comprare una paginata sul Corriere per poter scrivere “Chiedo scusa al consumatore e ritorno a produrre in Italia. Se non altro per rispetto del Made in Italy”. E questo l’ho già scritto nel mio blog, dal titolo “Non indosserò più un Moncler” (aggiungere piumino è superfluo) che ha avuto ben oltre 40mila like. Prima di mettere nero su bianco questa accusa, sai che ho esitato. Abbiamo in comune un grande amico (per carità, niente nomi. Non ama uscire sulla stampa) e, a casa di lui, ci siamo incrociati qualche volta. Può capitare che qualche volta noi giornalisti ci autocensuriamo e diciamo “Pare brutto, lo conosco”. Invece, come ho scritto: “Anche se nella tasca di ogni giacca mettessi una copia de ‘Il sacrificio di Eva Izsak‘, la storia crudele di una ragazza della resistenza ungherese, non rigonfieresti il piumino”.

Le scuse non si esigono, tutt’al più si porgono. Pietrangelo Buttafuoco, sono una tua fan e lo sai bene. Il tono di Corrado Augias era amichevole, ieri sera nel salotto di Lilli Gruber a ‘Otto e mezzo‘ (La7), alla quale vanno i miei auguri di ben ritrovata. Tu presentavi “I cinque funerali della signora Goring“, Augias, invece, il suo “Il lato oscuro del cuore“. Uno a uno, palla al centro. Alla domanda “Perché sei tanto affascinato dal nazismo?”, ti sei fatto ombroso e hai reagito perentorio: “Qui mi si ridicolizza o mi si criminalizza. Chiedimi scusa”. Augias, con grande aplomb, buttava acqua sul fuoco (e la metafora te la porti per inciso nel cognome) e si diceva dispiaciuto nel profondo di essere stato frainteso. Augias è di quanto più lontano si possa immaginare dalla tv trash, urlata e schiamazzata, non ha raccolto il guanto di sfida. Avete sforato i tempi televisivi, ma l’argomento era “croccante” (parole tue) e sicuramente è servito a vendere qualche copia in più. Alla fine, su invito della gentildonna Lilli, una stretta di mano, come sarebbe piaciuto a Freud.

Cambiamo scenario. Ha il fisico asciutto dell’attore, la voce profonda del conduttore radiofonico e la cura del dettaglio nella regia teatrale. Ai microfoni di Radio Vaticana, tra le più seguite, manda in estasi le ascoltatrici con quel suo tono affabulatorio, adesso il multitasking Rosario Tronnolone ha debuttato a Roma al teatro Lo Spazio (fino al 9 novembre) con una piece pinteriana, “Vecchi Tempi“, un thriller di sentimenti in un intreccio inestricabile di emozioni e tradimenti, come una partita a scacchi giocata da tre giocatori: ce n’è uno di troppo quando arriva l’ora del regolamento dei conti sospesi.

Adoro i cadeaux, specialmente quelli chic d’intelletto, come la trilogia di vignette di cui Corrado Montoneri ha omaggiato Trash Chic. Corrado è un fuoriclasse della satira (anche se si definisce “dilettante allo sbaraglio”) e in pieno berlusconismo diede alle stampe ‘Berluscomics’. Adesso ha fotografato, in estrema sintesi, il teatrino della politica dopo il colpo di mano di Renzi ai danni di Letta, il patto del Nazareno e l’assoluzione lampo di Berlusconi in appello nel processo Ruby (da qualche parte qualcuno ha scritto “Berlusconi: si scrive assoluzione, si legge Nazareno).
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