La Corte dei Conti dell’Unione europea stima che il 4,7% dei 148,5 miliardi del bilancio Ue 2013, cioè quasi 7 miliardi, non avrebbero dovuto essere messi a carico del budget comunitario. La Corte, pur certificando i conti dello scorso anno, evidenzia che “la gestione delle finanze non è ancora abbastanza soddisfacente“, né a livello di Bruxelles né degli Stati membri. E lancia l’allarme sul fatto che “il sistema è troppo incentrato sulla spesa, mentre servirebbe più enfasi sull’ottenimento di risultati”. Il presidente dei magistrati contabili europei Vitor Caldeira ha avvertito che “da adesso in poi ci dovranno essere una gestione e un controllo più attenti dei fondi dell’Ue. La Commissione e gli Stati membri devono prestare maggiore attenzione a come spendono il denaro dei contribuenti. Abbiamo bisogno di più incentivi per aumentare la performance e garantire un impiego ottimale delle risorse, nonché di migliori previsioni a lungo termine per assicurare che vi siano fondi a sufficienza per la spesa prevista dell’Ue. Non sarà più sufficiente attenersi alla procedura consueta”.

Secondo quanto emerge dall’analisi della European court of auditors, nel complesso “le entrate nel 2013 sono regolari, così come gli impegni finanziari, mentre i pagamenti sono inficiati da un livello di errore rilevante”, globalmente stimato nel 4,7%, rispetto al 4,8% del 2012. Comunque, spiegano dalla Corte, dire che quei sette miliardi sono “denaro sprecato” sarebbe un “approccio semplicistico e che può indurre in errore”. Con le sue verifiche infatti la Corte controlla se i soldi della Ue sono stati spesi per i fini previsti, se i costi imputati sono stati calcolati correttamente e se le condizioni di ammissibilità risultano soddisfatte. Ma il mancato rispetto delle regole “non significa che questi fondi non possano aver avuto un impatto positivo”. “Errori tipici”, si legge nella relazione, “includono pagamenti a società considerate appartenenti alla categoria delle piccole e medie ma in realtà possedute da grandi gruppi e aggiunte a contratti pubblici esistenti fatte senza dare ad altri la possibilità di fare offerte”.

I settori di spesa più soggetti ad errore, così come nel 2012, sono quelli in cui la gestione è condivisa tra Stati membri e Commissione, ovvero Politica regionale, trasporti ed energia (6,9%, contro il 6,8% del 2012) e Sviluppo rurale, ambiente, pesca e salute (6,7% rispetto al 7,9% del 2012). Come in passato, la Corte ha concluso che “per un’ampia parte di errori individuati le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per correggerli prima di chiedere il rimborso alla Commissione”.

In tutto, infine, sono stati 14 i casi di sospetta frode che la Corte ha segnalato all’Ufficio europeo competente, l’Olaf.