L’innovazione sociale ha molte  forme e  da oggi può anche prendere quella di una patata.

La scarsità di acqua potabile  è considerata dalla World Bank, dalle Ong, dai Governi e dagli Ambientalisti una delle principali cause di povertà, un quinto della popolazione mondiale vive in area di siccità ed il cambiamento climatico accentuerà il problema. Inoltre, considerando che Il 50% della superficie mondiale coltivata è minacciata da eccessiva salinità e che  gli impianti di desalinizzazione costano troppo per i paesi in via di sviluppo, poter usare acqua di mare per l’irrigazione sarebbe una vera svolta epocale per l’umanità.

Bene, da ieri, 4 novembre 2014, forse ci siamo arrivati. La soluzione l’ha trovata Marc Van Rijsselberghe, cercando di risolvere il problema della sua azienda agricola a Texel, un’isoletta sperduta a nord dell’Olanda con un’acqua troppo salina per poter coltivare. “Abbiamo cercato di vedere l’acqua salata non più come una minaccia ma come un’opportunità”, ha dichiarato Van Rijsselberghe al Guardian, cercando di salvare la sua ‘Salt Farm Texel’ che rischiava di costargli- è proprio il caso di dirlo-troppo salata!

Van Rijsselberghe si è rivolto alla Free Universitity di Amsterdam per la sperimentazione di varietà coltivabili resistenti agli ambienti salini: ”Siamo un mucchio di lunatici che vogliono cambiare le cose, non scrivere tesi di dottorato’, ha precisato.

E da questa collaborazione ‘lunatica’ è nata l’ “Humble Spud”, l’umile patata che secondo The Guardian lancerà una rivoluzione alimentare: non una ‘superpatata’, non una Ogm, ma un’umile patata ‘senza trucchi’, adattabile a condizioni di altissima salinità grazie all’azione di contrasto degli zuccheri che in quella varietà sono molto più elevati rendendola pienamente commestibile anche in elevate quantità.

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Ma per noi e per l’ambito dell’ ‘innovazione sociale’ e del ‘social business’, la notizia non è solo questa. La prima grande notizia è che il problema non è stato risolto da un eroe solitario, ma all’interno di una collaborazione-contaminazione (di un “mucchio di lunatici” come si sono definiti) che vede un contadino 59enne disperato e tenace, una Università (Free University di Amsterdam), una Agenzia governativa (UsaAid) e le Ong collaborare su progetti innovativi e ‘challenge prize’.

Infatti il progetto la scorsa settimana ha battuto altri 560 progetti concorrenti da 90 paesi per vincere il prestigioso ‘USAid grand Challenge Award’. UsaId  sta per United States Agency for International Development, creata nel 1961 dal Presidente John. F. Kennedy  per il contrasto alla povertà, lo sviluppo sociale e la cooperazione internazionale (vedi  UsaId’s History).

E se  tonnellate di patate sono già sulla via del Pakistan è grazie al partenariato con la Ong olandese “Meta Meta’ per iniziare la coltivazione su terre finora inaccessibili verificando se la varietà creata si adatta ai climi asiatici.

Anche la formula dei Challenge Prize e dei ‘Social Innovation Prize’  sono molto innovative. Secondo Marco Zappalorto – manager di Nesta (L’Agenzia Inglese per la Social Innovation, Senior Adviser e Docente del Master in Social Innovation, Social Business e Progettazione Innovativa, in qualche anno potrebbe  rivoluzionare il ‘public procurement’- cioè il rapporto tra Amministrazioni Pubbliche ed Aziende-NonProfit-Cittadini.

Come? Sostituendo al vecchio ‘bando di gara’ e di affidamento dei servizi, vinto dai ‘soliti noti’, una ‘competition’  focalizzata sulla soluzione-gestione ottimale ed innovativa di un problema, dove conta più il progetto innovativo che non l’essere ‘ammanicati’ con l’Assessore.

La seconda notizia è che questa annunciata ‘rivoluzione alimentare’ nasce senza multinazionali ‘proprietarie’ e senza Ogm, e si sviluppa immediatamente grazie alle Ong. Molte multinazionali stanno facendo innovazioni sociali significative e credibili, e sono ben accette se si pongono in partenariato, utili ma senza la pretesa di essere indispensabili.

Sempre più Ong invece si fanno carico strutturalmente dello sviluppo agricolo ed economico mondiale, attraverso politiche di ampio respiro ed innovative. Tra tutti Oxfam in Sudamerica e Brac in Bangladesh, una Ong che di fatto ‘è’ lo stato sociale nel suo paese, con proprie banche, scuole, ospedali, aziende, e oltre mezzo miliardo di dollari di fatturato di business strettamente ‘sociale’.

Ma per farlo servono competenze e innovazione, anche tecnologica, e collaborazione-contaminazione tra molti attori: persino per creare un’umile, rivoluzionaria patata.

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