Il califfo dell’Isis, Abu Bakr Al Baghdadi, figura al 54° posto della classifica Forbes dei 72 uomini più potenti del pianeta. Invariato il podio rispetto al 2013, con il presidente russo Vladimir Putin che si conferma la persona più potente del mondo per il secondo anno di seguito. E per la seconda volta, davanti a Barack Obama che anche quest’anno deve accontentarsi del secondo posto. E che dopo la sonora sconfitta rimediata nelle elezioni di Midterm,vede sempre più lontano il primo posto conquistato nel 2012. Medaglia di bronzo, sempre per il secondo anno consecutivo, al leader cinese Xi Jinping. Alle spalle del leader cinese, figurano Papa Francesco e Angela Merkel. Per trovare l’unico italiano della lista, si deve aspettare l’ottava posizione di Mario Draghi, il governatore della Banca centrale europea.

La new entry Al Baghdadi spunta davanti a personalità politiche riconosciute come il presidente messicano Enrique Pena Nieto (60esimo) o il premier giapponese Shinzo Abe (63esimo). Ma perché la scelta di inserire il numero uno dell’autoproclamato Califfato islamico? “Al Baghdadi  – si legge tra le motivazioni – può sembrare il più debole dei nuovi ‘potenti’ della nostra classifica, specialmente se si considera la sua probabile aspettativa di vita. Ma in un periodo notevolmente breve, i combattenti dell’Isis hanno conquistato significative parti della Siria orientale dell’Iraq occidentale, hanno attirato l’attenzione del mondo con una serie di barbariche decapitazioni e hanno ottenuto una quantità di denaro non trascurabile”. Pertanto, il Califfo “ha ottenuto la nostra attenzione, e anche quella delle persone ai primi posti della nostra lista”.

La scelta, invece, di riconfermare Vladimir Putin capofila è invece giustificata dal fatto che il presidente della Russia nel 2014 è arrivato a impossessarsi della Crimea conducendo quella che il magazine statunitense bolla come “un’orrenda guerra per procura nella vicina Ucraina“. Pur condannando, quindi, alcune delle mosse del leader del Cremlino, Forbes non può che rilevare che Putin, “come indiscusso, imprevedibile e inaffidabile capo di una potenza nucleare ricca di energia, non può essere considerato debole da nessuno”.