Solo l’autopsia potrà dire con certezza se il cadavere mummificato ritrovato il 30 ottobre all’ospedale di Baggiovara, a Modena, è quello di Primo Zanoli, l’uomo di 64 anni scomparso nella notte tra il 30 e 31 dicembre 2011 mentre era ricoverato nel reparto di Neurochirurgia dopo aver subito un intervento. Due anni e dieci mesi in cui i famigliari dell’agricoltore di Castelnuovo hanno continuato a cercare il padre, misteriosamente sparito dalla sua camera con addosso soltanto il camice ospedaliero e forse in stato confusionale dovuto ai farmaci e al recente intervento. Per questo, alla luce della scoperta del cadavere, la Procura di Modena sta indagando per capire se vi siano state responsabilità in quella tragica morte venuta alla luce solo alcuni giorni fa.

Sulla scomparsa di Zanoli era già stata presentata una richiesta di archiviazione, ma il gip l’aveva respinta chiedendo di indagare ancora. Fino a quando un’agenzia privata ingaggiata dalla famiglia ha scoperto quel corpo mummificato, nascosto in un cavedio dietro le camere ardenti del nosocomio. Secondo le prime ipotesi l’uomo sarebbe precipitato dal secondo piano dell’ospedale in un vano tecnico per gli impianti a cui nessuno aveva accesso, ma non sarebbe morto sul colpo. Il cadavere infatti è stato ritrovato lontano dal luogo della caduta, segno che l’uomo, nonostante le ferite riportate, ha cercato di uscire, e non trovando una via di fuga, ha cercato poi un posto riparato, prima di morire per gli stenti e il freddo, viste le rigide temperature dei giorni a cavallo di Capodanno. Ma come ha fatto un uomo a finire in quel posto? Al secondo piano, dov’era la sua stanza, c’erano dei lavori in corso, e forse una porta aperta sul vuoto, da cui Zanoli sarebbe precipitato? E come è possibile che in questi anni il cadavere, così vicino al luogo della scomparsa, non sia mai stato trovato? Su questi aspetti dovranno fare luce gli inquirenti, che indagano sulla vicenda, cercando di chiarire quali siano le responsabilità legate al caso. Per ora non ci sono indagati, ma presto ci potrebbero essere svolte, così come l’ipotesi di reato potrebbe passare da omissione di soccorso a omicidio colposo. E le responsabilità non riguardano solo quel passaggio pericoloso rimasto incustodito, ma anche l’allontanamento di Zanoli dalla sua stanza, e poi quella porta al secondo piano che dà sul vuoto, che all’epoca, vista la presenza di lavori in quell’ala dell’ospedale, avrebbe dovuto essere chiusa, ma che forse qualcuno aveva lasciato aperta.

Le indagini riguarderanno l’Ausl e i provvedimenti presi dalla struttura per evitare che i pazienti potessero accedere a quell’area di lavori in corso, posta proprio sullo stesso piano dove anche Zanoli era ricoverato, e anche le misure di sicurezza dell’azienda edile responsabile del cantiere. Gli inquirenti indagano sui nuovi risvolti del caso dopo il ritrovamento della salma, mentre la famiglia di Zanoli ha intentato una causa civile nei confronti dell’Ausl chiedendo un risarcimento di 750mila euro. Quello che è certo è che il cadavere di colui che tutte le ricostruzioni sembrano condurre all’identità di Primo Zanoli è sempre stato lì, in quel vano inaccessibile scovato soltanto grazie a una telecamera montata su una sonda che gli investigatori hanno calato nel vano. Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2011 fu proprio l’ospedale ad avvisare i famigliari della scomparsa del 64enne dalla stanza in cui era ricoverato, rassicurando che l’avrebbero trovato. Ma dell’uomo, nonostante le ricerche effettuate all’interno e all’esterno della struttura e gli appelli in televisione alla trasmissione “Chi l’ha visto?” non si ebbero più tracce. Fino allo scorso 30 ottobre. Ora la famiglia si chiede se le ricerche siano state effettuate nel modo adeguato, se si sia davvero cercato ovunque nell’ospedale e se sia stato fatto tutto il possibile per evitare questo tragico epilogo.