Zoom-Scandicci-teatroTra le parole più abusate e violentate del nuovo millennio c’è sicuramente “contemporaneo”. Ma anche “contaminazione”. Per non parlare di “ricerca”, teatralmente parlando. Il Teatro Studio di Scandicci, con il suo mentore e motore, Maestro e deus ex machina, Giancarlo Cauteruccio, guida dal suo trono le nuove linee e tendenze, le scova, le sostiene, le indirizza, le testa sul terreno, le tasta in quanto a fattibilità, le supporta. “Zoom”, il festival delle giovani generazioni, dal 3 all’11 novembre nella cittadina dell’hinterland fiorentino divenuta il simbolo delle periferie vivibili, è riuscita in questi anni ad attestarsi come progetto che lancia una fune al domani, ponte tra occasioni, ed è stata frullatore di idee, centrifuga di pensiero che non ha paura del maltrattamento di concetti abusati.

Dall’alto della loro storia i Krypton di Cauteruccio (dall’anno prossimo gestiranno anche la piccola chiesa all’interno di Santa Verdiana come nuovo polo teatrale nel cuore di Firenze) si fanno da garanti per questa quindicina di compagnie ed artisti che cercano padri e feticci, che cercano case artistiche, oltre a visibilità e riconoscibilità. Il Teatro Studio è una casa accogliente per le varie discipline nel caleidoscopio del palcoscenico; qui non si fanno distinzioni, anzi il mash up, il miscuglio delle tecniche, è non solo atteso ma anche gradito. Solo dal caos possono nascere delle stelle danzanti.

Nume tutelare della rassegna Dino Campana, a cento anni dalla pubblicazione dei Canti Orfici. L’attenzione e la riflessione sulle nuove strade e percorsi teatrali è alla base della stimolante elaborazione che ha portato a creare un piccolo panorama di artisti, non soltanto una vetrina ma una vera e propria coscienza, che ci consegna un parco performativo che si muove dal teatro di parola al gesto, dalle nuove tecnologie alla danza contemporanea (in collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo). Significativo anche il continuo tutoraggio e passaggio di esperienze che ha reso il Teatro Studio centro di temi come cultura e formazione, “la formazione della cultura e la cultura della formazione”, laboratorio senza sipario, con una visione aperta, limpida, libera. Il titolo è “Oscillazioni” ed arriva direttamente da Gillo Dorfles e dal suo trattato “Le oscillazioni del gusto”. Oscillare non significa non avere un centro bensì avere dubbi e domande, punti interrogativi da indagare con il movimento, con il ricercare, l’imbattersi, il sondare.

Apre il brasiliano Marcelo Cordeiro, che a Scandicci ha avuto una residenza artistica, con “Macelleria” “metafora della natura umana, frammentata, complessa e compattata come una mortadella”, mentre Simone Martini ed i suoi Kanterstrasse hanno ragionato attorno al “Il borghese gentiluomo” di Moliere, testo commissionatogli dal Re, forzando e tradendo le parti d’intermezzo, ristabilendo la verità dell’autore che dovette acconsentire ad innesti ed incastri a lui non graditi.

La coppia, anche nella vita Bandelloni/Martinoli operano una digressione sulla felicità con l’obiettivo di attrezzarsi al raggiungimento della stessa. In “Io sono felice” Laura Bandelloni con il suo pancione è anche stimolo in essere alle nuove creazioni artistiche, al fare, al dare linfa al sistema senza abbattimenti né pause depressive.

Ed ancora i Collettivo Cinetico, freschi vincitori della quarta edizione del “Premio Rete Critica”, assegnato dai blog e siti che si occupano di critica teatrale sul web, mentre Fosca agisce nel range che intercorre tra il tribale ed il borghese con un lavoro fisico, gestuale ma anche etico in “Solo piano con donna”, piece che avrà un seguito in Francia e presumibilmente anche in Senegal.

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Non finisce di stupire il “Gioco di specchi” di Ciro Masella, su testo di Stefano Massini, accoppiata che si ripete dopo “L’Italia s’è desta” o “Shavuot”, dove gli attori si scambiano continuamente i ruoli, in un pericoloso testa coda tra sogno e realtà, tra la finzione ed il suo contrario, tra Don Chisciotte e Sancho Panza, i Cani affondano i denti sul controllo fisico ma soprattutto sociale, mentre i Brokenhouse porteranno in scena una loro originale rielaborazione sul “Romeo e Giulietta” con sul palco i Virginiana Miller, gruppo livornese vincitore del David di Donatello per la miglior canzone originale nella pellicola di Virzì “Tutti i santi giorni”. Chissà che a zoomare sul piccolo non si scoprano nuovi mondi e declinazioni.

 

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