LA GIORNATA

Nella giornata in cui la Juventus torna ad allungare in vetta alla classifica, il campionato si gode le genovesi: la Sampdoria batte 3-1 la Fiorentina e si conferma al terzo posto in solitaria, il Genoa vince sul campo dell’Udinese la sua terza partita consecutiva e irrompe nella parte alta della graduatoria. Era da inizio anni Novanta, dai tempi della grande Samp di Boskov, Vialli e Mancini, o del Grifone di Skuhravy ed Aguilera, che entrambe le formazioni di Genova non si trovavano insieme così in alto. Un exploit inatteso ma meritato, che arriva in un momento difficile per la città della Lanterna. Almeno il calcio regala un sorriso ai genovesi. Piangono invece a Milano, sempre più giù con le sconfitte di Inter (a Parma contro l’ultima in classifica) e Milan (dominato in casa dal Palermo). Così per la qualificazione in Champions League torna forse ad essere favorito il Napoli, anche perché sabato al San Paolo contro la Roma si è vista una squadra finalmente all’altezza delle sue ambizioni. In attesa di Cesena-Hellas Verona e Lazio-Cagliari, che completeranno il decimo turno nei posticipi del lunedì, in coda precipita il Chievo, adesso ultimo dopo il successo del Parma contro l’Inter.


IL BUONO: ANCHE IL CALCIO CHIEDE GIUSTIZIA PER CUCCHI

Le curve degli stadi italiani sono spesso spazio di cori beceri e scritte offensive. Ma nel corso del weekend anche gli ultrà si sono aggiunti alle proteste contro la sentenza di assoluzione del processo Cucchi. Tanti striscioni per manifestare la propria solidarietà alla famiglia del defunto: invocando “giustizia per Cucchi” (come a Marassi), o ricordando che in Italia “la legge non è uguale… per Cucchi” (come a Torino). In Serie A ma non solo, anche in Serie B, dove i tifosi del Livorno citavano De Andrè (“Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”); o più alla periferia del pallone, in Ascoli-Pontedera di Lega Pro, per chiedere di “riscrivere la sentenza senza trucchi”. In quest’ondata di protesta avrà sicuramente giocato un ruolo la storica “antipatia” (per usare un eufemismo) dei tifosi nei confronti della polizia. Ma è bello pensare che ci sia qualcosa di meno partigiano e più spontaneo: un moto d’indignazione collettiva contro una sentenza che potrebbe anche passare in giudicato ma non convincerà mai nessuno. Perché il calcio è sport, spesso solo arido business. Ma a volte riesce ancora ad essere cassa di risonanza dell’opinione pubblica e momento di riflessione sociale.

IL BRUTTO: MILANO CAPITALE DEL CALCIO DECADUTA

Per una Genova che sorride e sogna l’Europa, c’è una storica capitale del calcio sempre più decaduta. Milano aveva illuso ad inizio stagione. La decima giornata ha definitivamente fatto esplodere tutti i limiti dell’Inter di Mazzarri (e in fondo non è una novità) ma anche del Milan di Pippo Inzaghi, alla prima vera figuraccia sulla panchina del Diavolo. Fin qui i rossoneri avevano pareggiato qualche gara di troppo, ma perso soltanto contro la Juventus: lo 0-2 casalingo contro il Palermo è arrivato al termine di una prestazione disastrosa, senza alcuna idea di gioco, con l’attacco affidato agli spunti dei singoli (che però cominciano a stentare, Menez e Honda compresi) e una difesa bucata con facilità disarmante. Sorpassato da Lazio, Genoa, Napoli e Samp, adesso anche il Milan può essere considerato ufficialmente in crisi. Dove è ripiombata pure l’Inter, inguardabile nella sconfitta a Parma e con Mazzarri di nuovo in discussione. La rinascita di Milano si sta rivelando molto più lenta e complicata del previsto. E il calcio italiano cerca una nuova capitale del pallone.

IL SONDAGGIO

 

 IL CATTIVO: CHIEVO ULTIMO, L’ESONERO NON BASTA

Cattivi a volte sono i presidenti, quando esonerano troppo presto un allenatore per scaricare sulle spalle altrui le responsabilità di una stagione difficile. L’andamento di alcune squadre in coda alla classifica lo dimostra. Il Palermo, ad esempio: Zamparini, il “mangiallenatori” per eccellenza, ha resistito alla tentazione di cacciare Iachini dopo il pessimo avvio e adesso raccoglie i frutti della sua inconsueta pazienza. Stesso discorso per Cagliari, dove cominciano a vedersi sprazzi di Zemanlandia. O per il Parma, tornato alla vittoria con Donadoni dopo sei sconfitte consecutive. Non ha avuto la stessa serenità Campedelli a Verona, che ha scelto di sostituire Corini dopo un prevedibile ko all’Olimpico contro la Roma. Ma con Maran in panchina il Chievo ha fatto un solo punto in tre partite abbordabili (Genoa e Sassuolo in casa, Palermo in trasferta). E adesso si ritrova all’ultimo posto in classifica. Chissà che il presidente non si sia già pentito della sua decisione.

Twitter: @lVendemiale