Cnel sulle barricate contro la legge di Stabilità. Ma non, come nel caso della Banca d’Italia o della Corte dei conti, per avanzare dubbi su coperture o misure che potrebbero danneggiare i cittadini. Bensì pro domo sua. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, di cui il ddl sulle Riforme costituzionali approvato quest’estate prevede l’abolizione, ha presentato in audizione alla commissione Bilancio un documento in cui informa che “si riserva la facoltà di impugnare per incostituzionalità” la parte della manovra che “surrettiziamente” sopprime anticipatamente l’ente “eludendo le procedure previste dalla Costituzione”. Nel mirino c’è il comma che, in attesa della fine dell’iter parlamentare del ddl Boschi, stabilisce l’azzeramento di tutte le indennità ai membri del consiglio e al presidente già a partire dal gennaio prossimo.

Le misure con cui si anticipano gli effetti che deriverebbero dalla definitiva entrata in vigore del nuovo testo costituzionale sono “di dubbia legittimità e, impedendo l’attività dell’Assemblea, decisamente incostituzionali”, sostiene ora il Consiglio. Secondo l’ente “si deve anche tener conto del fatto che rendendo da subito non operativo il Cnel, si perde la sede istituzionale sulla quale sono stati incardinati i rapporti europei ed internazionali (Ue, Ocse, Onu) di competenza del Cnel. Con strumenti normativi secondari si dovrebbe, successivamente, provvedere all’allocazione delle ulteriori competenze oggi attribuite al Cnel e alla destinazione del personale e dei beni strumentali residui. Si eviterebbe in tal modo il paradosso di una previsione in bilancio di 10 milioni, destinati, implicitamente, per almeno un esercizio, a sole funzioni di auto amministrazione. In tale quadro il Presidente (Antonio Marzano, ndr) e tutte le rappresentanze presenti al Cnel ribadiscono la propria disponibilità ad esercitare la propria funzione senza alcuna indennità di carica”.